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Sette segrete, il mondo torbido che la legge non riesce a perseguire

Abusi sessuali, plagi, manipolazioni, indimidazioni. Dal caso Arkeon in poi quello delle sette segrete è un mondo sommerso da cui gli adepti scappano con difficoltà. E che la legge può sanzionare solo in parte

«Il maestro ordinò un lavoro di gruppo a sfondo sessuale. Eravamo bendati mentre i maestri ci mettevano di fronte un uomo o una donna che dovevamo toccare e da cui farci toccare anche nelle parti intime. Impossibile scappare, perché ci tenevano fermi». È soltanto una delle testimonianze dei tanti fuoriusciti da Arkeon, un gruppo controverso operante dapprima a Bari e provincia e poi in tutta Italia. Tutti vogliono l’anonimato perché, nonostante l’organizzazione non sia più operante dal 2008 (o perlomeno non col nome Arkeon), le minacce e le intimidazioni sono continuate nel corso degli anni. E forse è anche per questo che la sentenza della Corte di Cassazione arrivata in questi giorni, pur avendo chiuso un processo durato oltre cinque anni, lascia l’amaro in bocca: già, perché al termine della trafila giudiziaria si conta solo un condannato, il guru Vito Carlo Moccia: 2 anni e 5 mesi per associazione a delinquere. Tutti gli altri sei imputati, ritenuti «maestri», si sono salvati perché intanto il reato è caduto in prescrizione.

ABUSI ALL’INTERNO DELL’ORGANIZZAZIONE

Fa niente per i disagi e le sofferenze che tanti hanno dovuto subire e raccontate nel corso del processo stesso. Il gruppo, nato formalmente nel 1999 sotto la guida di Moccia, teneva seminari (che potevano arrivare a costare anche oltre 10mila euro) nel corso dei quali si cercava di attuare una rivalutazione e reinterpretazione delle vite di persone: «Quando sei dentro – ci spiega una fuoriuscita – credi a tutto, è un vero e proprio delirio di onnipotenza: diventi immune da tutto ciò che di negativo può capitare, non ti ammali o guarisci anche da malattie gravi. Puoi fare il trattamento con le mani al cibo per purificarlo o all’antibiotico per evitare che ti faccia male allo stomaco. Tramite alcune pratiche con la mente, credi di poter trovare parcheggio o di riuscire a ricaricare il telefonino».

si organizzavano seminari di ogni tipo: sul denaro durante il quale si arrivava ad andare anche a chiedere l’elemosina vestiti da barbone, o sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba e alcuni ci dormivano dentro

Ma il «delirio» aveva un fine molto preciso: gran parte delle insoddisfazioni o dei malesseri sarebbero da imputare a violenze sessuali subite da piccoli ma rimosse. «Ritenevano – racconta ancora Angela (nome di fantasia) – che gli abusi fossero stati commessi da un membro della famiglia della madre, perché i maestri pensavano che da lì provenissero le perversioni». A raccontare cosa accadeva è stato Carlo Fornesi, ex adepto morto suicida dopo che si era convinto di una sua presunta omosessualità, nonostante avesse moglie e figli: negli incontri «l’emissione di saliva e muco viene incoraggiata e descritta come “vomitare lo sperma dell’abuso”. Ho conosciuto persone che hanno creduto realmente si trattasse di sperma, e lo sostenevano vigorosamente contro ogni evidenza e razionalità».

Né, stando al racconto dei fuoriusciti, si avevano atteggiamenti diversi in presenza di bambini: «Un giorno c’era una mamma con una bambina – racconta ancora Angela – e si diceva che la mamma era stata abusata dal nonno; il maestro dichiarò che solo se la mamma si fosse impegnata a fare il lavoro (frequentare il gruppo, ndr), la piccola non sarebbe stata abusata». Situazioni borderline, insomma, che spesso cadevano in vere e proprie violenze: un altro dei maestri, operante questi a Milano, in un altro processo è stato condannato in via definitiva per abusi sessuali.

MINACCE CONTINUE

Ma non c’erano solo violenze: «si organizzavano seminari di ogni tipo: sul denaro durante il quale si arrivava ad andare anche a chiedere l’elemosina vestiti da barbone, o sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba e alcuni ci dormivano dentro». Insomma, una vera e propria «manipolazione mentale che annulla l’adepto allontanandolo da genitori, figli, parenti, compagni e amici», ci dice la dottoressa Lorita Tinelli, che per aver denunciato tra i primi quanto accadeva in Arkeon ancora deve far fronte a minacce e intimidazioni. Anche la sua vicenda ha dell’incredibile: dopo un’intervista rilasciata nel 2006 a a Maurizio Costanzo, la psicologa colleziona qualcosa come 180 denunce da parte di adepti di Arkeon, tutte archiviate, ed un atto di citazione in sede civile con richiesta di risarcimento di 4 milioni di euro e richiesta di chiusura del sito internet del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici, da lei fondato) da lei gestito, negata dal magistrato con dichiarazione di merito. «Contro di me – racconta ancora a Linkiesta – hanno creato blog a nome di membri di Arkeon con l’obiettivo di denigrare la mia attività, sostenendo che mi fossi inventata tutto e che avessi manipolato sia la stampa che i magistrati. Ho ricevuto anche minacce di morte con lettere in cui qualcuno si diceva pronto a difendere il Maestro, impugnando la katana, una spada».
E poi uno degli elementi più inquietanti: un libro, rintracciabile su Amazon, dal titolo «Il Curioso Caso Lorita Tinelli: Fenomenologia Di Una Psicologa Paragiornalista». L’autore, ovviamente, non esiste. Inventato. Tale Pierluigi Belisario: sarà un caso ma Pierluigi è il nome di un ex arkeoniano molto vicino al guru e che ha avuto un ruolo-chiave nel processo e, ci dice ancora la Tinelli, «Belisario è il nome di mio marito». Un nome non comune: che sia stato utilizzato per “ribattezzare” l’autore di questo libro, lascia pensare. Ma minacce e intimidazioni hanno toccato anche altri protagonisti della vicenda, dai testimoni-chiave del processo (alcuni dei quali sono stati querelati più di 100 volte, ma sempre assolti) fino all’allora presidente dell’Ordine degli Psicologi di Bari, Giuseppe Luigi Palma: «Per noi – ci racconta – la vicenda è iniziata a fine anni ’90 quando ci fu segnalato che Moccia (il guru di Arkeon, ndr) si presentava come psicologo, ma non era iscritto all’ordine.

Dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di «introdursi nella sua mente»), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché «reato d’opinione»

Da qui si sono aggiunte poi varie segnalazioni e denunce sugli abusi psicologici, anche grazie all’operato della dottoressa Tinelli, che per questo è stata poi bersagliata». Non a caso anche l’Ordine nel processo si è costituito parte civile, ricevendo un risarcimento danni; e proprio da lì sono cominciate le pressioni: «So che specie su internet e blog creati ad hoc, sono stato attaccato e insultato dai seguaci di Arkeon. Ma al di là del caso concreto, questa è una vicenda che dovrebbe invitare le istituzioni a riflettere».

IL REATO CHE MANCA

Già, perché forse sarebbe andata diversamente se l’Italia avesse reintrodotto nel suo codice penale il reato di manipolazione mentale. Già, reintrodurre. Perché in Italia c’era. L’articolo 603 del codice penale, infatti, prevedeva che chi sottoponeva «una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione» poteva essere condannato fino a 15 anni di reclusione. Tuttavia dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di «introdursi nella sua mente»), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché «reato d’opinione». Da allora tutti i tentativi fatti per reintrodurlo sono miseramente falliti. «È chiaro – puntualizzano dall’Aivs (Associazione Italiana Vittime Sette) – che non è nostro scopo resuscitare il vecchio reato di plagio, ma riteniamo opportuno che lo Stato italiano possa adottare idonee misure legislative che prevengano e contrastino il condizionamento psicologico degli individui».
Non a caso, la Fecris, la Federazione Europea dei Centri di Ricerca e di Informazione sulle Sette e i Culti, ha inviato una lettera al Governo e ai presidenti di Camera e Senato, esprimendo «forte preoccupazione e sconcerto per il mancato recepimento delle indicazioni contenute» in una Raccomandazione del Consiglio d’Europa (la numero 1412 del 1999) con la quale gli Stati membri sono stati sollecitati a «un’efficace azione di vigilanza e di informazione preventiva sui gruppi a carattere religioso, esoterico o spirituale». Niente da fare: in Italia si continua a perder tempo. Anche in questa legislatura qualcuno ci ha riprovato: l’onorevole Pino Pisicchio il 15 marzo 2013 ha presentato una nuova proposta di legge che, tuttavia, non è mai stata calendarizzata. Intanto le associazioni hanno organizzato soltanto poche settimane fa un incontro in Senato per denunciare l’abbandono delle vittime, non tutelate dallo Stato: diversi i politici presenti, che hanno assicurato la volontà di organizzare tavoli tecnici. Molti di questi, da Piero Liuzzi ad Angela D’Onghia, hanno presentato interrogazioni ad hoc. Che, tuttavia, non hanno mai avuto risposta dal Governo

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/10/sette-segrete-il-mondo-torbido-che-la-legge-non-riesce-a-perseguire/35177/

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Pubblicato da su 10 agosto 2017 in Interviste, Uncategorized

 

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Una registrazione del 1978 dimostra che Jim Jones parteggiava per Scientology contro Paulette Cooper

Ora che siamo in un nuovo mese e il nostro libro, The Unbreakable Miss Lovely, sta partendo in tour in tutto il paese (e presto andrà oltre),  incominciamo a pubblicare del  materiale  che andrà ad integrare la nostra storia di Paulette Cooper.

“Miss Lovely” è un libro che percorre tutta la vita di Paulette, dalla sua sopravvivenza della Shoah da bambina sino agli anni più recenti, come scrittrice in Florida. Ma lei è più conosciuta, ovviamente, per il suo libro del 1971, The Scandal of Scientology, che ha provocato la più leggendaria campagna di ritorsione e la rovina nella storia del settore spia di Scientology, l’Ufficio del Guardian. Questa campagna comprendeva anche un complotto per far condannare Paulette per qualche crimine e che l’ha portata ad essere incriminata nel 1973 e condannata per 15 anni in una prigione federale.

Nel 1977 l’FBI fece irruzione nella sede di Scientology alla ricerca di prove di infiltrazione e di sequestro delle agenzie federali della chiesa, e l’FBI ebbe la prova dei molti complotti contro Paulette. Inizialmente, l’FBI dovette rimanere in silenzio su ciò che trovò in quel blitz. Ma poi, la notizia che Paulette Cooper era stata incastrata per ordine di alti funzionari di Scientology divenne finalmente pubblica dopo un paio di storie sul Washington Post ad opera di  Ron Shaffer  il 28 e il 29  aprile 1978, seguita da molte altre notizie apparse sulla stampa.

Una persona che ha preso atto di queste storie è stato un osservatore improbabile del Sud America.

Verso la fine del nostro progetto del libro, uno dei nostri amici  ha scoperto che in una grande raccolta di materiali nella San Diego State University esisteva una registrazione audio davvero unica e inquietante. Recuperata dall’Istituto Jonestown di SDSU vi è una registrazione del leader del Tempio del Popolo, Jim Jones, uno dei 971 nastri recuperati dall’FBI che conservano le direttivo del leader del culto  per i suoi seguaci nel villaggio Jonestown in Guyana.

E il 10 giugno del 1978, Jim Jones ha parlato di Paulette Cooper.

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Jones ha incluso nel suo discorso “notizie a metà pomeriggio”, che può essere ascoltato in  una versione del 29 aprile della storia di Shaffer. Le descrizioni delle molestie di Paulette sono fornite da Shaffer agli avvocati Paul Rheingold – che la rappresentava nel 1972 per  molestie contro l’org di New York – e Virgilio Roberts – che aveva tentato nel 1976 di porre fine molte alle molte cause di Scientology contro il libro The Scandal of Scientology (si veda il Capitolo 13 in Miss Lovely).

 

La cosa veramente interessante è però il modo in cui Jones interrompe la sua lettura della stampa per fornire il proprio commento  – è sicuro che Scientology aveva le prove necessarie, e che Paulette era colpevole.

All’inizio della registrazione sentirete Jones collocare il Tempio del Popolo in un contesto di altri gruppi – Synanon, Black Panthers, e Scientology – con i quali, apparentemente, si sentiva un pò in parentela, almeno come gruppo perseguitato e incompreso. E perché Scientology era perseguitata secondo Jim Jones?

La ragione di ciò, secondo la fonte statunitense UPI che preferisce rimanere anonima, è perché Scientology ha rivelato che la polizia di Stati Uniti d’America, la dogana degli Stati Uniti d’America, il Dipartimento del Tesoro, e la polizia di tutto il mondo erano sotto l’influenza nazista. Per questo il nuovo attacco. Ti darò qualche dettaglio su questo“, dice.

Così le rivelazioni secondo cui Paulette Cooper diventava “il nuovo attacco” a Scientology, che Jones riteneva essere simile a un attacco al Tempio del Popolo, risultano essere affascinanti.

Nella registrazione si potrà quindi ascoltare quando egli ha letto dall’articolo di giornale, rendendo digressioni sarcastiche su come egli dubitava delle “fonti” del governo – che  in realtà erano  basate su documenti di Scientology e che furono accessibili al pubblico un paio di anni più tardi.

E’ anche interessante sentire Jones esprimere ammirazione per gli attacchi litigiosi di Scientology contro Paulette e altri.

La Chiesa di Scientology ha fatto causa a New York, Los Angeles, Detroit, Inghilterra, Scozia, Australia, Ontario, e British Columbia, per ogni presentazione del libro, che riteneva aveva diffamato la chiesa. C’è qualcosa da dire su questo. Vorrei che potessimo riflettere. I nostri avvocati fanno lo stesso. A volte gli avvocati negli Stati Uniti non vogliono seguire le cause degli editori e della stampa“.

Ascoltate e sentirete come Jones descrive sarcasticamente Paulette: “Sembra -con  i suoi lunghi capelli biondi  fino all’ombelico – che lei si presenti come una poveraccia, una piccola cosa cara maltrattata”.

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Cinque mesi dopo questa registrazione, il 18 novembre 1978, Leo Ryan e membri del suo entourage furono assassinati mentre stavano tentando di tornare negli Stati Uniti, dopo aver visitato il campo del Tempio del Popolo nella Guyana. Jones poi ordinò l’omicidio dei suoi seguaci, e 909 uomini, donne e bambini, tra cui Jones, morirono, la maggior parte per avvelenamento, ma alcuni per colpi di pistola.

Ci aspettiamo che una domanda che  spontanea riceva risposta: potrebbe mai Scientology diventare una “Jonestown”? Pensiamo che sia improbabile per una serie di ragioni, ma siamo curiosi di sapere cosa hanno da dire gli ex membri della chiesa.

Noi ci sentiamo sicuri circa una conclusione cui  siamo pervenuti dopo aver ascoltato questo nastro. Jim Jones era un tizio inquietante, ma immaginiamo che le discussioni del Guardian’s Office (Office of Special Affairs o OSA) su Paulette erano ancora più inquietanti. Se solo esistesse una registrazione di una cosa del genere.

Fonte: http://tonyortega.org/2015/06/01/listen-to-jim-jones-root-for-scientology-against-paulette-cooper-in-a-1978-jonestown-address/

Traduzione non professionale di Lorita Tinelli

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Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 
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Pubblicato da su 2 giugno 2015 in Traduzioni

 

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Un reato per diffamazione archiviato … solo perchè prescritto, ma di cui ancora si può discutere … in tribunale

 
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Pubblicato da su 15 maggio 2015 in Il Caso Arkeon e dintorni

 

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Le tecniche per indurre il silenzio tra i Testimoni di Geova: terrificanti quanto la pedofilia

Gli anziani della mia congregazione sapevano che c’era un predatore in mezzo a noi. Ma hanno minacciato di punire chi avesse parlato.

 

DO NOT USE!!!

Candace Conti da bambina. Photograph: Candace Conti

Crescere in una famiglia di Testimoni di Geova è diverso. Da bambina non festeggiavo compleanni, il Natale o il 4 luglio. Né io nè chiunque conoscessi ci mescolavano con famiglie non Testimoni o del Little League o delle Girl Scouts. Invece, ho trascorso molto del mio tempo a condividere la “buona notizia“. Andavo spesso nel servizio di porta in porta da sola con un uomo grande e forte, ben voluto nella mia comunità, di nome Jonathan. Io avevo solo 9 e 10, quando ha ripetutamente abusato sessualmente di me.

E’ davvero difficile per i bambini raccontare di essere stati abusati. Ma i Testimoni di Geova lo rendono ancora molto più difficile.

Hanno una regola dei “2 Testimoni”, secondo cui chi accusa un adulto di abuso deve avere un secondo testimone. Se non c’è un secondo testimone, l’accusatore è punito per falsa accusa – di solito viene ordinato che nessun Testimone possa parlare o possa accompagnarsi con il “falso” accusatore. Questo si chiama disassociazione. Per un ragazzino, cresciuto solo con altri testimoni, ciò era orribile. Anche i propri genitori avrebbero dovuto essere ignorarti. Questo era più terrificante di Jonathan stesso.

Erano gli anziani della mia congregazione ad aver assegnato Jonathan a collaborare con me. Quando ci separavamo dagli altri, egli mi costringeva a salire sul suo pick-up e ad andare a casa sua. Poi diceva “Giochiamo“. E’ successo troppe volte. Come a tutti gli altri nella congregazione, anche ai miei genitori piaceva il “Fratello” Jonathan e lui aveva la fiducia della nostra famiglia.

I miei genitori sono stati consumati da alcuni  problemi davvero enormi in quegli anni, e poi hanno divorziato. Io ero emotivamente da sola – e volevo essere la migliore testimone di Geova che avessi potuto essere. È per questo che sono andata fuori al servizio di campo – il porta in porta, quale ministero per cui i Testimoni sono noti.

Ciò che i miei genitori non sapevano, era che Jonathan aveva molestato sessualmente un’altra ragazza nella nostra congregazione. Gli anziani lo sapevano e l’avevano tenuto segreto. Stavano seguendo gli ordini da parte dei leader della Torre di Guardia, con sede mondiale a New York, che nel 1989 avevano emesso un’istruzione top-secret per mantenere i noti abusatori sessuali su minori nelle congregazioni in segreto. Questa istruzione è diventata l’Allegato n. 1 al mio processo civile.

Gli anziani e il Consiglio Direttivo sapevano che i molestatori di bambini si nascondono in gruppi religiosi e spesso sono persone che sono simpatiche e cordiali – come Jonathan. Sapevano che i molestatori avrebbero probabilmente potuto farlo di nuovo. Ma hanno scelto di ignorare la sicurezza dei bambini, a favore della protezione della loro immagine – e il loro conto in banca – dalle cause legali. Era tutto scritto in quella lettera del 1989.

Un recente rapporto del Center for Investigative Reporting ha rivelato che essi hanno continuato ad inviare direttive sollecitando il silenzio intorno agli abusi sui minori. Lo scorso novembre, gli anziani sono stati istruiti ad evitare di denunciare reati penali, come gli abusi sui minori, alle autorità. Invece, fu detto loro di gestire il tutto internamente nei comitati riservati. Il rapporto ha anche mostrato che i Testimoni di Geova evocano il Primo Emendamento per nascondere le denunce di abusi sessuali.

Ho dovuto sapere di  altre vittime di Jonathan per parlare. Nel 2009, ho guardato sul sito legale  di Megan in California, dove sono registrati in una lista ufficiale gli autori di reati sessuali. Lì ho trovato che egli  era stato condannato pochi anni prima per aver abusato sessualmente di una bambina di 8 anni. Mi sentivo terribilmente in colpa per non aver parlato di lui in precedenza. Ora ho bisogno che i  predatori la smettano di farlo di nuovo.

L’unico modo per porre fine a questo abuso è sollevare questo velo di segretezza una volta per tutte.

Fonte: http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/mar/02/jehovahs-witnesses-silencing-techniques-child-abuse?CMP=share_btn_tw

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Pubblicato da su 2 marzo 2015 in Traduzioni

 

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Sette e santoni crescono, le istituzioni tacciono

Il mondo dell’occulto è più vicino di quanto si possa immaginare. Le lobby settarie sono molto attive, specie nei palazzi di potere. Ma lo Stato è assente: in Italia non esiste il reato di manipolazione mentale. Ogni tentativo è miseramente fallito. Un aiuto enorme per i guru che, così, vivono felicemente impuniti

di Carmine Gazzanni
“Queste organizzazioni funzionano con la stessa logica della mafia. Se tu parli, critichi, attacchi e hai il coraggio di esporti, ti bastonano fino a farti zittire. La mafia ti mette nell’acido, questi ti rovinano la reputazione per sempre”.
Il parallelo della dottoressa Lorita Tinelli del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici) è di quelli che lasciano quanto meno spiazzati. Eppure il mondo – poco conosciuto – delle sette religiose è un mondo inquietante. Fatto di vite distrutte e di abusi di ogni tipo. E, purtroppo, di uno Stato assente grazie al quale tanti santoni e “guru” del mondo occulto rimangono felicemente impuniti. Il motivo risiede nel fatto che in Italia non esiste il reato di manipolazione mentale. Un inspiegabile vuoto normativo grazie al quale il mondo dell’occulto prospera.“LA MIA VITA COL MOSTRO”
Paola vive nella zona di Cesenatico. A distanza di anni è riuscita a rifarsi una vita. Ma, come lei stessa racconta, “molte cose ti restano. Per sempre”. Tutto comincia quando Paola ha solo 15 anni. La madre comincia a frequentare un santone che dice di parlare con la Madonna. “Vivevamo  un momento di difficoltà in quel periodo e tanto è bastato affinché mia madre, e di conseguenza anche io e mia sorella, ci legassimo sempre di più a lui”. Presto la vita di Paola comincia a cambiare radicalmente: “Nel giro di tre mesi mia madre si è letteralmente trasformata: casa divenne piena di quadri della Madonna e di crocifissi, la sera sempre il rosario, due giorni a settimana o digiuno o pane ed acqua. Bisognava seguirlo in tutto e chi non lo seguiva era in mano a Satana”. La musica era di Satana (“conta che io non potevo ascoltare musica se non canti religiosi o Radio Maria. Ho cominciato ad ascoltare musica a 26 anni”), la televisione era di Satana. E così l’oro, i dolci, la cioccolata. Per non parlare poi di discoteche, alcol, locali.

Con il tempo, gli abusi e le richieste cominciarono a diventare sempre più pressanti. “Pian piano mia madre era presa, sempre più presa. Tanto che il santone le disse: ‘Tu avrai grandi prove del fatto che la Madonna ti vuole davvero bene’. Ma affinché questo accadesse, diceva lui, erano necessarie prove. Una di queste prove era quella di non essere attaccata al denaro”.

Il processo, graduale, portò la madre di Paola a comprare al santone qualcosa come venti auto. “Nel giro di dieci anni tutto quello che lui chiedeva, mia madre comprava. Così facendo sono finiti tutti i nostri risparmi, poi ci siamo ridotti a fare debiti, finché non abbiamo dovuto vendere anche la nostra casa”. Ma non basta.
Agli abusi economici si aggiunsero anche quelli sessuali. Il racconto è sconvolgente: “Sia io che mia sorella abbiamo avuto il nostro primo rapporto sessuale con lui. Senza che noi, essendo piccole, ce ne rendessimo nemmeno conto”. Prima semplici discorsi, poi carezze sempre più spinte. “Una ragazza che è cresciuta praticamente fuori dal mondo come è capitato a me, non si rende conto di nulla”. E alla fine, complice una madre completamente annichilita, ecco l’abuso. E non una volta sola. Basti questo: oggi Paola è madre di quattro figli. Tutti avuti dal “mostro”, come oggi lei lo chiama.

Ed è proprio dopo il quarto figlio (e grazie all’aiuto di un sacerdote) che Paola rinsavisce e si allontana per sempre dal santone. Va dai carabinieri per denunciare tutto. Ma la risposta è raggelante: “Quando ho detto che mi costringeva ad avere rapporti con lui, loro mi dicevano: ‘tu eri maggiorenne in quel periodo. Ora non è più dimostrabile nulla, né un abuso né nulla’”. E oggi il “mostro” vive tranquillamente. In libertà. Nonostante, dice Paola, “da quello che so, la stessa cosa è successa anche ad altre cinque ragazze”.

UNA REALTÀ COMUNE  
Di storie come quella di Paola, il mondo occulto è pieno. Sono storie di abusi di ogni genere. È la storia di Giacomo Sotgia, ex adepto di Scientology, che nel suo memoriale del 10 agosto 2010, allegato alla denuncia presentata alla Procura di Pordenone, ricorda che “negli otto anni di affiliazione ritengo di aver versato, a vario titolo, circa novantamila euro”. È la storia di Franco, ex membro della Federazione di Damanhur nel torinese, che uscito dalla setta dopo venti anni, si è trovato senza risparmi e senza alcun contributo versato dato che nella Federazione esiste una moneta propria (il Credito) ovviamente non riconosciuta dallo Stato italiano.

È la storia, ancora, di famiglie spezzate. Come nel caso di Greta il cui ex compagno è fuggito con ben 150mila euro da donare ancora alla Federazione di Damanhur. Soldi che entrambi i genitori avevano racimolato per un solo obiettivo: pagare le spese universitarie per la figlia. È, ancora, il caso di un uomo di Bergamo, sposato con una testimone di Geova. Dopo vari tentativi di farlo convertire, lei decide di mollarlo, di punto in bianco. Portandosi con sé la figlia. E impedendole qualsiasi tipo di contatto con il padre. Oggi è la figlia stessa, plagiata, che non vuole più vedere il padre perché, dice, “se non ti converti, se non diventi un fratello, morirai”.

VUOTO ISTITUZIONALE  
Lo Stato, però, preferisce non intervenire. Nonostante il fenomeno sia in evidente espansione (un recente studio del Codacons parla di un fatturato dell’occulto che è arrivato nell’ultimo anno a oltre 8 miliardi, con 13 milioni di italiani nella rete), non abbiamo dei dati certi e ufficiali sul numero delle organizzazioni settarie presenti nel nostro territorio. L’ultimo rapporto che possediamo, realizzato dal Viminale, risale addirittura al 1998. Eppure, già allora si parlava di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, però, col tempo è cresciuto a dismisura. “In quel periodo –  spiega la dottoressa Tinelli – il Ministero degli interni si occupò esclusivamente dei movimenti magico-esoterici che non sono la totalità dei gruppi esistenti oggi a livello nazionale. Attualmente riteniamo che ci siano all’incirca circa 500 gruppi organizzati”. Insomma, un aumento approssimativo di oltre il 500% nel giro di 16 anni.

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, come sia possibile che non ci sia il benché minimo controllo di tale fenomeno. Semplice: l’Italia non ha una legge ad hoc. “Tanti santoni, guru o capisetta – dice Maurizio Alessandrini, presidente della Favis (Associazione Familiari delle Vittime delle Sette) – possono tranquillamente fare quello che fanno perché in Italia non esiste a riguardo una tutela”. “Bisognerebbe reintrodurre – chiosa la dottoressa Tinelli – il reato di manipolazione mentale”. Già, reintrodurre. Perché in Italia c’era. L’articolo 603 del codice penale, infatti, prevedeva che chi sottoponeva “una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” poteva essere condannato fino a 15 anni di reclusione. Tuttavia dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra, aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché “reato d’opinione”. Da allora tutti i tentativi fatti per reintrodurlo sono miseramente falliti.  “E’ chiaro – puntualizza Alessandrini – che non è nostro scopo resuscitare il vecchio reato di plagio, che la Consulta definì opportunamente una mina vagante nel nostro ordinamento giuridico. Auspichiamo però che lo Stato italiano possa adottare idonee misure legislative che prevengano e contrastino il condizionamento psicologico degli individui”.

Anche a causa delle pressioni delle lobby settarie, molto attive in Parlamento. L’ultimo tentativo di peso si è avuto nel 2005, quando un ddl sull’introduzione del reato di plagio è stato approvato dalla commissione Giustizia. Arrivato però in Aula a Palazzo Madama, dopo vari rinvii, è stato congelato, fino a scomparire dall’agenda politica. Anche in questa legislatura qualcuno ci ha riprovato. Come Pino Pisicchio che, il 15 marzo 2013, ha presentato una nuova proposta di legge sull’introduzione del reato di manipolazione mentale. Il ddl, però, non è mai stato nemmeno calendarizzato in commissione.

SANTI IN PARADISO
La domanda, allora, nasce spontanea: perché, nonostante il problema sia sotto la luce del sole, dopo anni e anni l’Italia non è stata in grado di attuare una legge che possa contrastare il mondo settario? “Dietro tutto questo c’è qualcosa di molto più grande”, dice Rocco Politi, ex testimone di Geova. Interessi, lobby, legami politici. Tesi che trova conferma con quanto raccontato nel libro-inchiesta “Occulto Italia” agli autori Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli dal senatore Antonino Caruso: “Già nel 2005, da presidente della commissione Giustizia, misi all’ordine del giorno la discussione di un ddl sulla manipolazione mentale. Pochi giorni e arrivò nelle mani di tutti i senatori della commissione un costoso libro di Scientology in cui si raccoglievano tutte le fantastiche opere dell’organizzazione. Non credo sia stato un caso”.

Probabilmente, però, non c’è affatto da stupirsi. Tutte le sette religiose cercano legami. E le maggiori riescono anche facilmente ad attrarre uomini politici che, a loro volta, sanno di andare incontro ad un ricco bacino di voti. Un esempio su tutti: prima che il transfugo Domenico Scilipoti abbandonasse l’Idv, fu incaricato dallo stesso Antonio Di Pietro di dar vita al primo Forum nazionale antiplagio e al cosiddetto Osservatorio nazionale sulle sette abusanti. Peccato però che non si giunse mai a nulla di concreto dato che, tra le altre cose, lo stesso Scilipoti ha dato vita, poco tempo dopo, al Movimento Olistico, vicino alla Federazione Damanhuriana. Coincidenze? Forse. Certo è che sono tante.

ASSOCIAZIONI ABBANDONATE
Il risultato di questo quadro è che gli unici a lottare contro il mondo settario e ad offrire aiuto ai fuoriusciti spaesati sono le associazioni attive sul territorio, spesso fondate dagli stessi ex fuoriusciti,  come nel caso di Rocco Politi che ha fondato “Quo vadis”, proprio “per l’aiuto alle vittime dell’ostracismo dei movimenti religiosi alternativi devianti”. Senza un aiuto istituzionale, però, tali associazioni sono totalmente abbandonate, vittime di intimidazioni, anche pesanti. È il caso di Lorita Tinelli, la psicologa da sempre attiva nel contrasto al mondo delle sette con il Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici) e che ormai vive una situazione di costanti pressioni.

La dottoressa, una studiosa impegnata nella tutela delle vittime di Arkeon, organizzazione pugliese sconquassata da pesanti inchieste giudiziarie che hanno portato ad una condanna definitiva per abusi sessuali di un maestro, mentre altri sono stati condannati in primo grado per associazione a delinquere. “Eravamo in tre in prima linea – ci dice – Ci hanno bersagliato e infamato in tutti i modi. Uno di noi tre, un altro psicologo, dopo pesantissime ingiurie si è suicidato nel 2010”. Le intimidazioni sono di ogni genere possibile: non solo l’attacco giuridico (“ci riempiono di denunce per diffamazione che ovviamente non hanno mai vinto”), ma anche continue  accuse infamanti tramite blog anonimi. “Addirittura – dice Tinelli – sono entrati nei computer, sono entrati nella nostra posta, l’hanno pubblicata arbitrariamente su un sito anonimo dimostrando, secondo loro, che noi avremmo congegnato un complotto”. Insomma, l’assurdo. Che sguazza in un imbarazzante vuoto normativo.

 
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Pubblicato da su 8 gennaio 2015 in Interviste

 

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Le caratteristiche dell’abuso emozionale

L’abuso emozionale è sfuggente. A differenza degli abusi fisici, le persone che lo perpetrano e lo ricevono possono anche non sapere ciò che sta accadendo.

Esso può essere più dannoso dell’abuso fisico perché può minare quello che pensiamo di noi stessi. Può paralizzare tutti perchè noi siamo fatti per essere quello che anche se di falso, viene di noi percepito. L’abuso emozionale può verificarsi  tra genitore e figlio, marito e moglie, tra parenti e tra amici.

L’aggressore proietta le sue parole, i suoi atteggiamenti o azioni su una vittima ignara di solito perchè non ha risolto le sue ferite infantili, che ora gli stanno permettendo di danneggiare gli altri.

 

Di seguito alcuni quesiti per verificare se si sta abusando o se si è abusati:

 

1) Umiliazione, degrado, attualizzazione, negazione,  giudizio, critica:
– Qualcuno si diverte ad umiliarti anche davanti ad altri?
– Ti prende in giro, usa il sarcasmo come modo per sminuirti o denigrarti?
– Se ti lamenti ti dice che “era solo uno scherzo” e che sei troppo sensibile?
– Ti dice che la tua opinione o i tuoi sentimenti sono “sbagliati“?
– Qualcuno ti ridicolizza regolarmente,  ti respinge, ignora le tue opinioni, i pensieri, le suggestioni e i tuoi sentimenti?

 


2) Dominazione, controllo  e vergogna:
– Pensi che una persona ti sta trattando come un bambino ?
– Ti rimprovera costantemente perché il tuo comportamento è “inopportuno“?
– Ti senti obbligato a “chiedergli il permesso” prima di fare qualsiasi cosa o di prendere anche una piccola decisione?
– Controlla le tue spese?
– Qualcuno di  tratta come un essere inferiore?
– Ti fa sentire che ha sempre ragione?
– Sottoliena le tue mancanze?
– Sminuisce le tue realizzazioni, le tue aspirazioni, i tuoi piani o anche chi sei?
– Ti danneggia con disapprovazione, sguardi sprezzanti, o con commenti svilenti?

 

3) Accuse e induzioni di sensi di colpa,  richieste o  aspettative banali e irragionevoli, negazione delle proprie mancanze :
– Ti accusano di qualcosa di artificioso nelle loro menti, nonostante tu sappia che non è vero?
– Sono in grado di ridere di se stessi?
– Sono estremamente sensibili quando si tratta di altri, ma prendersi gioco di loro o  fare qualsiasi tipo di commento a loro  lo percepiscono come una mancanza di rispetto?
– Hanno difficoltà a chiedere scusa?
– Si giustificano per il loro comportamento o tendono a incolpare gli altri o le circostanze per i loro errori?
– Ti chiamano con nomignoli?
– Ti danno la colpa per i loro problemi o per la loro infelicità?
– Commettono “violazioni di confine ” e mancanze di rispetto nei confronti delle tue valide richieste?
– Usano una freddezza emotiva e il ” trattamento silenzioso “, l’isolamento , l’abbandono emotivo o negligenza?
– Usano il broncio o la privazione di affetto?
– Non hanno voglia di soddisfare i bisogni di base e utilizzano la trascuratezza o l’abbandono come punizione ?
– Deviano sulla vittima tutte le colpe, invece di assumersi la responsabilità delle loro azioni e degli atteggiamenti?
– Non hanno notato o non gli importa di come ti senti?
– Non mostrano empatia e fanno domande solo per prendere informazioni

 

 

4) Codipendenza e invischiamento:
– C’è qualcuno che ti tratta non come una persona distinta, ma piuttosto come un’estensione di se stessa?
– Non protegge i tuoi limiti personali e non condividere informazioni che non hai riconosciuto?

– Manca di rispetto alle tue richieste e  fare quello che pensa sia meglio per te?
– Non ha bisogno di un continuo contatto e non ha sviluppato una rete di supporto sana tra i tuoi coetanei?
Maria Bogdanos è una coach per la salute emotiva

http://psychcentral.com/blog/archives/2013/02/20/signs-of-emotional-abuse/

 

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2014 in Traduzioni

 

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A cura di Lorita Tinelli