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Chi manipola la nostra mente?

Abbiamo fatto un viaggio nel mondo opaco del “miglioramento di sè”. Corsi di potenziamento mentale e lezioni di autostima. Promettono la felicità, ma possono nascondere insidiosi (e costosi) tentativi di manipolazione. Ma ci si può difendere. Basta sapere quali trappole evitare

«Mi dicevano “non c’è niente che non puoi fare, se lo desideri. Dicevano che ero circondata da persone con energie negative, e dovevo imparare a scegliere. Mi sentivo accettata dalla nuova comunità, stimolata a dare il meglio. Davano risposte facili a domande difficili: vuoi essere felice? Fai così. Presto ho cominciato a parlare come gli altri del gruppo, usavo le stesse frasi, pianificavo di andare a vivere con loro. Seguivo le indicazioni sullo stile di vita: dormire sei ore a notte, fare sport, mangiare leggero. Mi ero impegnata a reclutare nuove persone per il “corso di memoria”, lo stesso che avevo seguito io. Dovevo distribuire volantini, chiamare le persone che conoscevo. I miei istruttori mi sgridavano perché non ne portavo abbastanza. Gli amici, fuori, dicevano che stavo cambiando. Nel frattempo avevo scucito altri 2mila euro per un nuovo corso, stavolta sull’autostima. Sono rimasta nel gruppo sei mesi». Silvia ha 24 anni, vive a Bologna, sta per laurearsi in Giurisprudenza. Per lei, come per altri protagonisti di questo racconto, abbiamo scelto di usare nomi di fantasia. Ne capirete il motivo. La storia di Silvia inizia con qualche esame universitario lasciato indietro. E un incontro: un ragazzo le allunga un volantino che promette “un metodo per studiare meglio”. Un corso di memoria, in sostanza. Tre giorni di immersione totale, mnemotecniche, lettura veloce, la promessa di “passare gli esami studiando un terzo del tempo”. Costo: 1.400 euro, “ma pensa se andrai fuori corso, quante tasse universitarie in più!”. Non faceva una piega. «Quando ho finalmente capito che l’associazione succhiava il mio tempo e le mie energie, e mi imponeva lavoro gratuito, mi sono sentita così stupida…». Anche questo, un classico. Chi passa per queste esperienze prova un senso di vergogna. E spesso teme ritorsioni.

Quando Silvia ha scritto a 7, abbiamo deciso di capirne di più. Perché è giusto essere cauti. I cosiddetti “movimenti del potenziale umano” sono tanti e diversi, da Scientology all’Ontopsicologia, da Soka Gakkai agli Umanisti. Noi abbiamo deciso di concentrarci sui gruppi che promettono, in poco tempo e a pagamento, potenziamento mentale e crescita personale: i più facili da confondere con normali corsi di automiglioramento. Perché non tutte le attività di questo tipo – sia chiaro – si basano su tecniche manipolatorie o hanno secondi fini. Silvia è un caso isolato? Pare di no. I “gruppi del miglioramento di sé”, secondo l’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici, sono circa 50 sui 1.700 “culti abusanti” esistenti in Italia, che vanno dai santoni locali alle grandi organizzazioni internazionali. Il Centro Studi Abusi Psicologici ci spiega che metà delle duemila segnalazioni ricevute nel 2017 arrivano da corsi di autostima, lettura veloce, autoguarigione. Don Aldo Buonaiuto, dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, ha fondato insieme alla Polizia Postale il Numero Verde Anti-Sette (800.228866). La sua stima: un terzo delle 2.500 persone con cui è venuto in contatto lo scorso anno viene da esperienze di questo tipo. Di sicuro, il fenomeno è vasto. Sono in tanti a dirci: «Ehi, ma io conosco una ragazza che ha fatto parte di un gruppo così…», «Un’amica di mia mamma ha fatto un corso di rilassamento, ha tirato fuori un mucchio di soldi, è diventata strana…».

 

Parliamo con Giacomo, un ragazzo di Roma. Aveva 22 anni quando s’è iscritto a “un corso per superare gli esami in fretta” – lo stesso di Silvia. «Ne avevo bisogno, ero indietro con la tabella di marcia e rischiavo di dover restituire la borsa di studio». Costo: 2.600 euro per un weekend. «Sarebbero diventati 1.400 se mi fossi iscritto subito. Ho firmato. Per pagarmi il corso ho lasciato la mia stanza in affitto e sono tornato a Salerno, dai miei. Un tutor mi ha convinto a collaborare: potevo accedere così liberamente a incontri settimanali, ma dovevo reclutare altri clienti. Ognuno valeva “una stellina”: dieci stelline, cioè 14mila euro procurati all’azienda, mi avrebbero dato accesso a un corso superiore. Mi hanno convinto a volantinare anche con l’influenza o sotto la pioggia battente, ma non ho mai raggiunto l’obiettivo. Troppo timido». Martina, 25 anni, torinese, era una studentessa senza apparenti problemi. Se non quello, racconta, «di essere sempre per tutti quella carina, in una famiglia di geniacci. Così mi sono iscritta al corso. Dalle tecniche di apprendimento si è passati a quelli che poi, studiando psicologia, ho riconosciuto come metodi psicoterapeutici: rilassamento profondo cui seguivano colloqui con un tutor. E tecniche tipiche della programmazione neurolinguistica, come il cosiddetto ancoraggio: associare una parola a un ricordo emotivamente forte. Tutti mi trattavano come fossi la loro migliore amica. Anche questa è una tecnica, e si chiama love bombing. Chi è scettico sul nuovo percorso, presto, ti appare come un nemico. Dopo un po’ ho litigato con mia mamma. Mi trovava diversa e io le ho detto: “Sei una succhiatrice di energia!”. Un’espressione che avevo appreso durante il corso».

 

Ci spiega Lorita Tinelli, una psicologa che nel 1999 ha fondato il già citato Centro Studi Abusi Psicologici: «Queste tecniche dovrebbero essere usate solo da professionisti. In questi gruppi invece diventano utili per convincere gli iscritti a fidarsi, offrire il proprio lavoro, reclutare altri membri paganti. Per il guadagno dei leader. Che è il vero scopo di queste associazioni». Tinelli è anche consulente della Associazione Italiana Vittime delle Sette. Creata nel 2016, è stata presentata in Senato il 21 giugno scorso. Quel giorno, a Roma, c’eravamo anche noi. Durante la tavola rotonda a Palazzo Madama è risultato subito chiaro che, alla radice del problema, c’è l’assenza di una legge. Il reato di plagio è stato abolito con una sentenza della Corte Costituzionale (9 aprile 1981, n. 96). «Il vuoto normativo è un ostacolo per avvocati e giudici», ha spiegato l’avvocato Annalisa Montanaro, consulente legale dell’associazione. Il confine tra la scelta consapevole di aderire a un gruppo e la coercizione psicologica, che può avvenire anche in un secondo momento, è infatti sottile.

Come capire la differenza tra un normale corso per il miglioramento personale e un gruppo che tende a manipolare gli iscritti? Qualche nome, in questa seconda categoria? Molti dei nostri interlocutori – stranamente – non intendono farne. «Non voglio segnalarvi alcuna associazione specifica», ci ferma don Aldo Buonaiuto . «Il nostro lavoro non è compiere vendette, ma alzare la consapevolezza. E aiutare le vittime, chiunque siano». Una psicoterapeuta si presenta su un forum come “esperta in exit counseling”: si propone d’aiutare, in sostanza, chi desidera uscire da un gruppo. Le abbiamo chiesto un’opinione su un gruppo particolare. Risponde via mail: «Sono in vacanza. E non parlo di questa associazione». Un nome, tuttavia, ritorna spesso nel forum, aperto a tutti, del Centro Studi sugli Abusi Psicologici (www.cesap.net/forum). Il nome è quello di Your Trainers Group, un’azienda che offre anche corsi di memoria e lettura veloce. Da qualche mese si chiama “Genio in 21 giorni”. Nel forum citato molti utenti – che si qualificano come ex allievi e familiari preoccupati – parlano di pressioni affinché facessero proselitismo; di tentativi di manipolazione; di difficoltà a recedere dall’iscrizione. Tra i creatori di “Genio in 21 giorni” c’è Massimo De Donno. Quando lo chiamiamo, risponde così.

Sul metodo dei corsi: «Lavoriamo molto sulla motivazione, oltre che sulle tecniche. Perché senza un metodo di studio personalizzato, le tecniche di apprendimento non bastano». Sul proselitismo: «Non siamo venditori di pentole. Nessuno è costretto a portare altri clienti, anzi non vogliamo che chi è scontento del corso ci rappresenti. Succede però spesso il contrario. Le persone che hanno frequentato il corso sono così contente che lo consigliano ai loro cari. Spontaneamente. Noi suggeriamo loro di farlo, ma niente di più». Sulla sensazione di essere stati manipolati. «Io non sono nella loro testa, non posso sapere perché si sentano così. Ma abbiamo 32 sedi in Italia e 5mila studenti all’anno. Come potremmo, se non ci occupassimo solo di ottenere i migliori risultati possibili? Solo pochi sono scontenti. Gli altri hanno giudizi positivi sull’esperienza, tanto che stiamo per pubblicare un libro che conterrà 613 testimonianze convinte ed entusiaste. Venite voi stesse a fare un corso, vedrete».

Noi, in realtà, ci siamo già iscritte: una lezione di prova nella sede di Milano. Per una sera, siamo Nicole e Alice, due impiegate che vogliono finalmente laurearsi, ma temono di non farcela. E non vogliono fare tanta fatica. I tutor sono gentilissimi, grandi sorrisi: vogliamo memorizzare una lista di 20 nomi in due minuti? Ecco, c’è un esercizio. «Non vogliamo dimostrare che si può imparare tutto a memoria» – il tutor anticipa le nostre obiezioni – «Ma studiando in modo diverso si stimolano aree del cervello nuove…». Tutto dipende dalla nostra motivazione, dalla nostra fiducia, dalla nostra disponibilità a imparare, ci spiega. E tanto basta. Quando, il giorno dopo, chiamiamo per dirgli che non ci iscriveremo, non insiste e ci augura buona fortuna. «L’eventuale aspetto manipolatorio dei gruppi di potenziamento personale o miglioramento professionale», ricorda la piscologa Tinelli, «può emergere gradualmente, man mano che si va avanti nei corsi». Lo schema dell’indottrinamento si ripete. La prima fase è quella, già descritta, del love bombing. Poi si instilla la convinzione che tutto quanto accade di positivo è da attribuire alle nuove pratiche, mentre il negativo è da imputare al vecchio stile di vita. «Può bastare un weekend», precisa Tinelli. «Ci sono tecniche immediate, che danno risultati già dopo una giornata. Nessuno punta pistole alla tempia. Per questo è così difficile difendersi». L’allarme arriva, di solito, da familiari, partner o amici. Come si può capire se una persona viene manipolata? Il primo indizio è il cambiamento improvviso e radicale: nel pensiero, nelle espressioni, nei modi. «Si adotta un linguaggio simile a quello dei propri maestri», spiega Tinelli, «Si usano termini tecnici, difficili da capire per chi è estraneo a certe pratiche. Spesso si arriva allo scontro, che poi giustifica l’uscita dalla famiglia, dalla coppia o dal gruppo di amici». Un consiglio per chi è vicino a qualcuno che appare in difficoltà? «Mettersi in ascolto. Non giudicare e non aggredire: potrebbe essere controproducente». Un ultimo consiglio: molte persone si sono liberate leggendo articoli come questo, dove si spiegano le tecniche utilizzate e si raccontano esperienze vissute. Il mondo della manipolazione mentale è opaco. Ma è possibile portare un po’ di luce. Noi, almeno, ci abbiamo provato.

Fonte: http://www.corriere.it/sette/17_luglio_13/chi-manipola-nostra-mente-1f55c278-6723-11e7-9cb7-9d56a32dcee8.shtml

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Pubblicato da su 14 luglio 2017 in Interviste, Uncategorized

 

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Incontro preliminare sulla inclusione sociale

 
 

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Arkeon condanna definitica al suo fondatore Vito Carlo Moccia

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 13 luglio 2017

 

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Conferenza Stampa AIVS, Senato della Repubblica, Roma, 21 giugno 2017

 

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Sette all’assalto dell’otto per mille. Con la benedizione dello Stato. E intanto gli abusi di guru e santoni restano impuniti

Il punto focale l’ha toccato, in conferenza stampa due giorni fa al Senato, la dottoressa Lorita Tinelli, fondatrice del Centro Studi Abusi Psicologici (Cesap) e consulente  dell’Aivs (Associazione Italiana Vittime Sette): “il fenomeno settario è – ahinoi – sottostimato anche dalle istituzioni, non so se per ignoranza (intesa come non conoscenza), oppure per disinteresse oppure ancora per interessi diversi e commistioni varie”. Perché, al di là di sporadiche notizie di cronaca che ogni tanto popolano i giornali, raramente si sente parlare di sette e santoni, nonostante il fenomeno sia in ascesa e nonostante i tanti abusi che vengono commessi all’interno di queste associazioni. Basti questo: stando alle ultime stime del Codacons, una delle principali associazioni a tutela dei consumatori, almeno 13 milioni di nostri connazionali si rivolgono a maghi e santoni. In pratica un italiano su quattro.

Abusi di ogni tipo – E non parliamo solo dei pur pericolosi cartomanti. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, ci sono associazioni, guru, santoni, comunità che spingono gli adepti a spogliarsi interamente del proprio “io”, con tutte le conseguenze (e gli abusi) del caso. Psicologici, economici e sessuali. Le testimonianze sono inverosimili. Raffaella ha vissuto per 23 anni all’interno di Damanhur, una comunità attiva nel torinese che esercitava, racconta, “il controllo sulla vita sociale, politica, emozionale, sentimentale e sessuale delle persone, attraverso regole, verifiche, una fitta rete di delatori e adeguate ‘punizioni’ ai trasgressori”. Il tutto condito da “una reinterpretazione della realtà”. Basti questo: in Damanhur esiste un proprio inno, una propria moneta (il Credito), una propria costituzione, un proprio giornale ufficiale. Addirittura gli adepti vengono ribattezzati, con nomi di piante e animali. Il guru, ora morto, si faceva chiamare “Il Falco”, mentre uno degli esponenti più in luce, addirittura ex sindaco di Vidracco (il Comune in provincia di Torino col più alto numero in percentuale di adepti) e oggi assessore, Silvio Palombo, per Damanhur è Stambecco Pesco. Come la loro portavoce, Formica Coriandolo. Un mondo incantato dietro il quale, però, a detta di Raffaella si nascondeva altro: “Oggi, undici anni dopo che me ne sono andata, so che tantissime altre persone, pur vivendo infelici e miseramente, non sono riuscite a lasciare quella realtà perché non hanno un lavoro, indipendenza economica, una casa”. Quando Raffaella lascia Damanhur ha qualcosa come 23 anni di lavoro nero alle spalle: “avevo vissuto grossi lutti familiari, avevo lasciato qualcosa come l’equivalente di 400mila euro al gruppo e al leader del gruppo ed ero distrutta psicologicamente, fisicamente ed emotivamente”.

Ma Raffaella non è l’unica. Grazia è una ex Testimone di Geova. Aveva bisogno di un intervento urgente ma all’interno della Congregazione è vietata la trasfusione di sangue, per lei vitale. Dinanzi alla morte, Grazia decide di procedere con la trasfusione. “Nel giro di pochi mesi – racconta a La Notizia – mi hanno cacciato dalla Congregazione, ma il peggio doveva ancora venire”. Già, perché le tre figlie, tutte vicine al mondo dei Testimoni di Geova, sono andate via di casa e hanno trovato “riparo” in casa di un testimone. “Non mi hanno mai perdonato la trasfusione, per loro ho commesso un peccato capitale: sono mesi che non le rivedo”. Esattamente dal 27 ottobre dello scorso anno, quando decisero di andar via di casa. “Le hanno manipolate con la storia che chi si sottopone a trasfusione è un infedele. Ho dovuto scegliere tra la vita e la morte e ho perso le mie figlie”, dice sconsolata Grazia. “Ho provato a rivederle – ci racconta ancora – a febbraio: la mia seconda figlia, che ha problemi di salute, doveva sottoporsi a una visita. Ma l’anziano che le ospita si è scaraventato contro me e mio marito, aggredendoci”.

Silenzio omertoso – La domanda nasce spontanea: dinanzi a tali dinamiche, lo Stato cosa fa? Di fatto molto poco. Perché se da una parte non esiste, ad oggi, nel nostro codice penale il reato di manipolazione mentale, nonostante anche una Raccomandazione del Consiglio d’Europa (la numero 1412 del 1999) con la quale si intese sollecitare gli Stati membri a un’efficace azione di vigilanza e di informazione preventiva sui gruppi a carattere religioso, esoterico o spirituale; dall’altra è sempre più forte il pressing di diverse organizzazioni per accreditarsi presso le istituzioni con l’occhio rivolto alla ricca torta dell’8×1000. Non è un caso che da quest’anno all’associazione della Soka Gakkai (che molti accostano al Buddismo, ma al cui interno in passato tanti hanno denunciato una forte mancanza di libertà e un fine meramente “politico” – come emerge limpidamente dal libro-inchiesta Occulto Italia -, ma che ovviamente l’associazione nega) è stata concesso di entrare nel fantastico mondo dell’8×1000, appunto. “Una scelta bizzarra quanto opinabile, che riteniamo decisamente motivata dalle vecchie logiche del voto di scambio”, dice Toni Occhiello, presidente dell’Aivs e che ben conosce la realtà della Soka essendo un ex fedele.

Il dubbio cresce se si considera che tra coloro che godono dell’8×1000 già c’è l’Unione Buddista. Perché allora accreditare anche la Soka? Domande senza risposta. Ma la cosa non deve stupire. Perché, come ci dice ancora la Tinelli, “sicuramente altre organizzazioni proveranno a ricevere riconoscimenti e ad accreditarsi per l’8×1000, come già fatto in passato anche con incontri tenuti alla Camera”. Il punto è che, conclude la dottoressa Tinelli, “manca una valutazione attenta dello Stato, che non ascolta esperienze e testimonianze di chi ha vissuto abusi all’interno di queste organizzazioni”.

Tw: @CarmineGazzanni

 

Fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/sette-allassalto-dellotto-per-mille-con-la-benedizione-dello-stato-e-intanto-gli-abusi-di-guru-e-santoni-restano-impuniti/

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2017 in Interviste, Uncategorized

 

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Qui non ho visto farfalle: Immagini e riflessioni sul vaggio della memoria

 
 

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E Noci celebra il suo Festival della Parola

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 27 maggio 2017

 
 

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A cura di Lorita Tinelli