RSS

Una psicologa spiega quando è giusto parlare di stalking

06 Ott

DiFlavia Guidi

Risultati immagini per stalking

La parola stalking è entrata così prepotentemente nel nostro vocabolario quotidiano da essere pronunciata spesso fuori contesto e scollegata dal suo reale significato. Si tratta, in realtà, di un fenomeno che in Italia dal 2009 costituisce un reato, e che conta annualmente decine di migliaia di casi.

Se studi e numeri ci forniscono alcune certezze—come il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi coinvolge conoscenti, che le vittime sono soprattutto donne, e che solo pochissimi episodi vengono denunciati—più difficile è capire il confine che delimita il fenomeno. A dimostrazione di questo, ultimamente ha generato titoli e stupore il caso di un uomo condannato per stalking dopo aver regalato un mazzo di rose all’ex compagna.

Per fare chiarezza e capire di cosa parliamo quando parliamo di stalking, come lo si può riconoscere e come bisogna reagire, ho contattato Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Centro Studi Abusi Psicologici (Cesap).

VICE: Qual è la definizione di stalking, e quale il confine tra stalking e non stalking?
Lorita Tinelli: Per stalking si intende una serie di comportamenti reiterati di tipo persecutorio messi in atto da una persona nei confronti della sua vittima. Tali condotte vessatorie—tra cui minacce, molestie, pedinamenti, atti lesivi continuati—prima staccate tra di loro, hanno poi costituito gli elementi fondanti la legge quadro dello stalking. Esse producono un’ansia tale da costringere la vittima a cambiare il proprio stile di vita.

Il reato e, quindi, l’azione patologica, si configurano quando il tutto si inserisce in un contesto persecutorio e reiterato nel tempo, con un crescendo di episodi che mettono in pericolo o fanno percepire una situazione di pericolo a chi ne è il destinatario.

Quali sono gli elementi che ci devono far capire che siamo di fronte a uno stalker?
Innanzitutto la minaccia, che non sempre è diretta. La situazione di pericolo è riconoscibile nel fatto che una persona si sente vittima di una costante osservazione e pressione, inseguita in ogni secondo, sotto il controllo costante dello stalker. Lo stalker non si limita a osservare o a essere presente da lontano, ma fa sentire la sua presenza in maniera attiva, rendendo quindi note anche le azioni che sta preparando. Lo stalker entra, lecitamente o illecitamente, in ogni spazio che ritiene utile per far sentire la sua presenza.

Ci sono dei tratti psicologi che accomunano gli stalker?
La caratteristica principale dello stalker è il narcisismo. Lo stalker non si arrende di fronte alla frustrazione del rifiuto, non accetta che l’altra persona possa dire di no. Poi chiaramente ci possono essere una serie di psicopatie di ogni genere, ma il narcisismo è sicuramente la problematica più evidente.

Anche una relazione sana può portare allo stalking?
Una relazione sana significa persone sane che entrano in relazione tra loro, elaborando in maniera equilibrata anche i momenti ‘no’ che in essa sperimentano. Le persone sane sanno accettare i no, le sconfitte, le frustrazioni, e trovano, ognuna con i propri tempi e le proprie modalità, il modo di superarle. Quindi la risposta, in generale, è no: lo stalking è un segnale di non equilibrio e di non sanità, ed è proprio il risultato dell’impossibilità della persona di stabilire una relazione sana.

Nella sua esperienza, quant’è alto il rischio che, se ignorato, lo stalker abbia un’evoluzione violenta?
Quantificare è difficile; dai casi di cui mi sono occupata e da quelli di cui leggiamo, suppongo che questi casi siano meno di quelli che non hanno alcuna evoluzione sanguinosa. È vero che, per chi è consapevole del problema, è sufficiente coinvolgere il questore, che può decidere l’allontanamento dello stalker. Oppure esperti che aiutino ad affrontare la situazione dal punto di vista psicologico. Ci sono misure che permettono di arginare lo stalking e i suoi danni, se prese per tempo.

Va riconosciuto che negli ultimi anni, e soprattutto dall’approvazione della legge quadro, c’è una maggiore attenzione e consapevolezza nei riguardi dello stalking, con una certa predilezione per quello che avviene nell’ambito sentimentale.

Qual è la cosa migliore che si può fare quando ci si trova a fare i conti con uno stalker?
Interrompere completamente la relazione. Lo stalker si nutre delle reazioni della sua vittima, quindi è necessario evitare di rispondere e di incontrare la persona. Bisogna assumere la percezione di non essere in grado di gestire lo stalker, quindi evitare ogni tipo di contatto. Inoltre, si deve immediatamente denunciare la situazione e rivolgersi a persone competenti, per essere sostenuti in tutte le fasi successive.

Quali sono i meccanismi psicologici che scattano in una vittima di stalking?
La vittima riconosce lo stalking, ma fa fatica ad accettare di essere parte di una relazione “malata” e ha paura di denunciare.

Lo stalker lavora molto sulla fragilità della vittima: più individua segnali di fragilità e di paura e più si insinua e li fa aumentare. Così, la vittima finisce a lungo andare per sentirsi più debole, più fragile, in colpa, per non aver compreso subito e per aver tentato più volte di modificare la dinamica che si è instaurata. Non ci si sente più liberi, e in maniera quasi automatica i sintomi di ansia, le fobie e la depressione emergono. Per tutti questi motivi, le vittime di stalking tendono a isolarsi.

Parlava di una maggiore consapevolezza, vuol dire che anche le denunce sono in aumento?
Da quello che ne so io le denunce sono in aumento. Tuttavia, c’è un passaggio fondamentale tra denuncia e presa in carico dei casi. Ci sono molte più denunce rispetto al passato, ma purtroppo spesso per valutazioni non corrette di procuratori o inquirenti vengono archiviate—problema comune, tra l’altro, a casi di violenza sessuale e altri reati.

Si tratta di un fenomeno che sta prendendo piede anche tra le donne?
Assolutamente. Lo si comprende meglio nell’area maschile, ma di fatto lo stalking avviene ovunque, anche nella relazioni di lavoro; ci sono stati anche casi di sentenze che hanno riconosciuto lo stalking condominiale. Non si lega esclusivamente all’area sentimentale. Avviene tra colleghi, nei condomini, in tutti gli ambiti della vita sociale.

Fonte: http://www.vice.com/it/read/intervista-tinelli-stalking

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 6 ottobre 2016 in Interviste, Uncategorized

 

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
controllomentale

A cura di Lorita Tinelli

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: