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Nasce ETTA SOS

14 Mar

Intervista ad Alessandra Lumachelli

di Emanuela Sabbatini

 

MACERATA – Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Alessandra Lumachelli in occasione del cambio ai vertici di ETTAsos, associazione che si propone di aiutare vittime e testimoni di abusi e di fare opera di prevenzione. La dottoressa ne ha assunto la Presidenza.

  • Formatrice, perito grafologico, consulente grafologica, esperta nelle tematiche di abuso, rieducatrice del gesto grafico. Ma prima di tutto donna, e madre. Come si conciliano tutte queste attività in un Paese dove ancora occorre una legge sulle quote rosa per avere pari opportunità politiche?

Essere donna non è mai stato semplice, credo. O almeno essere donna pensante…Ci vuole molto coraggio, comunque, donna o uomo che siamo, per essere coerenti, al giorno d’oggi. Per avere delle idee “sane” e per riuscire a portarle avanti. Nonostante i pregiudizi. Nonostante le difficoltà. Il titolo del mio ultimo libro è stato pensato per tentare di abbattere due grandi paradossi. Nel sentire comune esistono due certezze incrollabili: essere bambini equivale ad essere felici, e la famiglia del bambino viene ritenuta l’unico luogo davvero sicuro. Sono due emerite sciocchezze: non esiste un bambino assolutamente felice, e il 90% dei casi di abuso (fisico, sessuale, psicologico, isolamento, incuria, ipercura, ecc.) avvengono in famiglia. Questo per dire quanti pregiudizi ancora debbono essere abbattuti!

  • Nel suo libro ci sono vari riferimenti al suo ruolo di madre e al rapporto con suo figlio. Quanto le scelte personali hanno rappresentato un valore aggiunto per la sua professione?

Tempo fa ho coniato, da brava economista, un’espressione che riassume il mio pensiero sulla maternità: “responsabilità illimitata”. Questo per me è l’essere madre nel terzo millennio, quando una donna non è (o non dovrebbe essere) obbligata a divenire madre per caso, o perché spinta dalle aspettative di chi le sta accanto (partner, famiglie d’origine, gruppo esteso di appartenenza, società). Oggigiorno si diventa madri per scelta. Per scelta attiva, per scelta consapevole. Un figlio non è un giocattolo, né un’appendice. Non è un sostituto di ciò che la madre voleva realizzare e non ha realizzato. I figli, scrive Gibran, sono frecce, e le madri archi. Ogni scelta di studio o di lavoro fatta dopo la nascita di mio figlio è stata una scelta egoistica, nel senso che cercavo, attraverso quel percorso, di capirmi meglio e di comprendere più a fondo cosa rappresenti per me la maternità. Egoismo che si è tramutato in generosità, nel momento in cui ho testato la validità di tali scelte, approfondimenti, direzioni, ed ho potuto così donarli agli altri.

Oggi

sono molte le terapie in campo per aiutare le vittime di abusi. Anche la grafologia può essere intesa come terapia. Come può aiutare in situazioni di abuso?

La grafologia in Italia viene utilizzata come terapia solo nei casi di disgrafia infantile, cioè nel recupero del gesto grafico al momento del suo sorgere, e del suo esprimersi in maniera difficoltosa e sofferente. Nel mondo, invece, la grafoterapia è adoperata per qualsiasi fascia di età, giustamente, perché ognuno di noi possiede problematiche più o meno profonde da poter smussare, attraverso semplici esercizi grafici individualizzati, da fare con costanza. In situazioni di abuso, così come in tutte le situazioni più complicate, si aggiungono altre tipologie di esercizi grafici, tra cui, per esempio, la scrittura creativa.

  • Lassociazione ETTAsos. Ci può parlare un podi come nasce il progetto e delle attività che svolgete?

ETTA è l’acronimo di Esperienza Trasparenza Tutela Aiuto, e nasce qualche anno fa come associazione no profit a Milano, ad opera della svedese Tove K. Hornelius, che la ha intesa principalmente come sportello telematico di aiuto (sos) nei casi delle varie tipologie di abuso. Da poco lei ha lasciato la presidenza, per tornare in Svezia ed ha affidato tale incarico a me. Io ho provveduto a trasferire la sede a Macerata, e sto rendendo l’associazione operativa sul territorio in modo concreto. Credo molto nella prevenzione all’abuso, ed è su questo che intendo lavorare principalmente. Con conferenze informative, certo, ma soprattutto con corsi che stimolino la creatività e la socialità, l’aggregazione. Perché l’isolamento paranoico, purtroppo, caratterizza la nostra società, ipertecnologica ma fredda e spersonalizzata.

  • Collocandosi sul territorio, ed essendo lItalia un Paese con una buona percentuale di immigrati, immagino che le attività dellassociazione si rivolgeranno anche a loro. A volte però, benché lignoranza sulle tematiche dellabuso sia molto forte anche tra gli italiani, lo è ancor di più in Paesi fortemente marginalizzati e di impianto patriarcale. Come lAssociazione si propone di relazionarsi con tali realtà?

Sarà complicato, ovviamente, interagire con culture che considerano il minore in modo molto diverso da noi, soprattutto riguardo al genere (femminile o maschile). Ciò che sicuramente si può fare è cercare di informare e di formare. Poi molto sta, come per chiunque, nella coscienza individuale e nelle scelte personali, sulle quali l’associazione non può, e non intende, intervenire.

Intanto contribuiscono già con la loro immagine positiva di scelte di vita e di percorsi affini agli scopi dell’associazione. In futuro, a seconda della loro disponibilità, si prevedono momenti di incontro reali con le stesse, o per conferenze, o per workshop da loro condotti.

  • Ci racconta qualche progetto prossimo venturo?

A breve, il primo corso, da noi organizzato, sulla grafologia. E la prima cena sociale, uno dei momenti aggregativi a cui accennavo prima.

Fonte: Il mascalzone.it

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Pubblicato da su 14 marzo 2013 in Collaborazioni

 

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