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La trappola delle sette. Intervista (terza puntata)

15 Lug

di  Adriano Chiarelli

 

 

 

Le sette hanno la capacità di non farsi percepire mai come tali. Difficile, se non impossibile, capire di essere stati plagiati. Intervista a Lorita Tinelli, docente di Criminologia Generale Minorile e Penitenziaria presso l’Università di Bari e presidente del CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici.

 

Leggi anche: La trappola delle sette (prima puntata)

                   La trappola delle sette. Le sette viste da vicino (seconda puntata)

Le sette hanno la capacità di non farsi percepire mai come tali. All’inizio si presentano come un guscio rassicurante e protettivo; i “fratelli” rappresentano la nuova famiglia, l’unico punto di riferimento, il mondo intero. Difficile quindi distinguere tra realtà ed illusione. Difficile, se non impossibile, capire di essere stati plagiati.

È il caso ora di citare anche i movimenti di derivazione cristiana, che si discostano dall’ortodossia al punto tale da somigliare più ad una comune setta che ad un gruppo di credenti. Il risultato, a livello emotivo e personale è quasi sempre lo stesso: plagio mentale.

La più nota e controversa è l’Opus Dei, fondata da Padre Josè Maria Escrivà de Balaguer, secondo cui questa organizzazione “raccoglie individui desiderosi di santificare il proprio lavoro ordinario, trasformandolo anche in mezzo per santificarsi e aiutare gli altri a santificarsi. Essi cercano di servire Dio e gli uomini continuando ad essere celibi, sposati, vedovi o sacerdoti”. L’Opera “contribuisce a far sì che nel mondo ci siano uomini e donne di ogni razza e condizione sociale intenti ad amare e servire Dio e gli uomini nel lavoro quotidiano e per mezzo di questo lavoro.”

Anche il Cammino Neocatecumenale, si presenta agli occhi di chi aspira a farne parte come “la sintesi originale della totalità del cristianesimo, vissuta con l’aiuto degli strumenti cristiani di conoscenza e con la libertà di spirito che contraddistingue la ricerca della verità Cristiana.” Il cattolico tradizionale in cerca di un nuovo senso nel suo rapporto con Dio e con il cristianesimo ha facoltà di scegliere tra molte realtà che, a vario titolo, garantiscono una maggiore profondità nella propria vita di fede.

Per approfondire direttamente l’argomento abbiamo intervistato Lorita Tinelli, una delle più importanti studiose in materia di sette spirituali, religiose e plagio mentale. La professoressa Tinelli, oltre a essere docente presso il corso di Alta Formazione di Criminologia Generale Minorile e Penitenziaria presso l’Università di Bari, è fondatirce del CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici ONLUS (www.cesap.net) di cui è anche Presidente Nazionale, nell’ambito del quale sostiene da oltre 10 anni una campagna informativa contro gli abusivismi della professione e la ciarlataneria. Studiosa di psicosette e organizzazioni devianti, ha pubblicato diversi studi circa il controllo mentale e le tecniche di persuasione in gruppi devianti, presso case editrici e riviste specializzate. Le abbiamo chiesto di raccontarci cosa significa appartenere alle due organizzazioni cristiane più potenti e presenti sul territorio italiano: Opus Dei e Movimento Neocatecumenale.

1) Perché l’Opus Dei, per quanto le sia stato riconosciuto lo status di prelatura personale dal Vaticano, può essere considerata una vera e propria organizzazione settaria?

Il termine ‘setta’ deriva dal latino ‘secare’ (nel senso si separare) e ‘sequor’ (nel significato di seguire). In sostanza una setta appare come un gruppo chiuso, che stenta a confrontarsi con il mondo circostante, dando credibilità ed ascolto alla dottrina interna emanata da un fondatore o un capo carismatico, per cui esiste un vero culto della personalità. Quest’ultimo  viene vissuto come il depositario di una Verità assoluta e nel nome della stessa emana disposizioni e dettami che possono anche contrastare con quelli dell’ambiente più allargato. Secondo diversi fuorusciti dall’Opus Dei il neofita entra pian piano in ‘cerchi sempre più chiusi’ fino al punto di rompere i suoi legami con la famiglia e con gli amici di sempre. Tale avvicinamento alla dottrina è favorito dalle confessioni settimanali con il “direttore spirituale” al quale debbono essere confessati tutti i segreti, pensieri, opere, dalle cose più banali alle cose più importanti. Il Direttore, ascoltato tutto, ha il compito di ‘dirigere’. Questo viene vissuto come una grande ingerenza nella propria vita. Ma vi sono anche altri comportamenti dell’intera Organizzazione che vengono raccontati come totalitari.

I numerari, ovvero i membri celibi dell’Opud Dei, pur studiando e lavorando ‘nel mondo’, vivono in centri e case dell’Opera. I fuorusciti raccontano che una volta che entrano nella Prelatura fanno testamento a favore dell’Opera e voto di castità, povertà e obbedienza. Oltre a questo devono versare tutto ciò che guadagnano all’Opus dei. Quando sono fuori, dopo diversi anni di appartenenza all’Opus Dei, si ritrovano senza alcun sostegno economico, senza una famiglia, senza una casa cui andare. Praticamente devono ricominciare da zero, o scegliere di rimanere all’interno dell’Opus Dei.

Vi sono poi i soprannumerari, ovvero i membri sposati dell’Opus Dei, i quali versano nelle casse dell’Opera una parte del proprio reddito proporzionata al guadagno, ma settimanalmente devono confrontarsi con il ‘direttore spirituale’ anche per scelte che riguardano la propria professione.

 

2) Ha testimonianze dirette di membri dell’Opera o di fuoriusciti?

Mi è capitato di ascoltare diversi fuorusciti dall’Opera. Ricordo circa 10 anni fa di essere stata contattata da una famiglia disperata perchè il figlio, neofita dell’Opus Dei, studente di medicina, aveva iniziato ad allontanarsi da loro e a parlare in un modo che loro non comprendevano. Suggerii loro di mantenere la calma e di mantenere comunque i contatti con il proprio caro. Fu un viaggio provvidenziale che fece aprire di colpo gli occhi al ragazzo. Durante un Erasmus in Inghilterra ebbe modo di leggere un libro di Steven Hassan, che descriveva perfettamente le tecniche di controllo mentale agite da alcuni culti totalizzanti. Riusciì a fare uno schema preciso di quello che lui aveva vissuto come controllo e ingerenza nella sua vita, applicando proprio la teoria di Steven Hassan. Dopo qualche mese mi contattò in maniera inaspettata e di lì iniziò un interessante dialogo che lo portò ad interiorizzare l’allontanamento dall’Opera. Ricordo che viveva grossi sensi di colpa, derivati dal fatto di aver più volte ascoltato la frase ‘ Se ti tiri indietro, volti le spalle a Dio’.

Da allora ho ascoltato e letto molte altre storie di fuoruscit, di persone che difendono totalmente l’Opera, ma anche di persone che, pur facendone ancora parte, ne riconoscono i difetti e sperano che vengano superati.
3) Cosa si può fare per salvare coloro che cadono nelle grinfie dell’Opera sulla base di fervide convinzioni cattoliche, di una convinta fede?

Si può fare prevenzione, mediante una informazione corretta. Solo da poco tempo i fuorusciti hanno iniziato ad avere il coraggio di raccontare la propria storia anche in internet. Bisogna informare, senza cadere nella diffamazione o nella denigrazione dei singoli individui che, magari dal di dentro credono fermamente in quello che vivono e che non riconoscono le abrerrazioni del sistema o dell’opera di alcuni. Informare significa portare elementi per una sana riflessione e confronto. Poi, come spesso accade, solo chi ha volontà di mettersi in discussione prima o poi fa tesoro delle informazioni, ben documentate che riceve. Quindi il mio consiglio è continuare ad informare, senza grandi scandalismi, ma con prove provate  e senza quell’accanimento che non rende sereni né chi da’ la notizia né chi la riceve.
4) Quanto è potente oggi l’Opera e che influenze ha nella vita politica e sociale della nostra nazione?

Oggi Escrivà De Balaguèr è un Santo e questo ha dato molto potere e importanza all’Opera. Tenendo in conto anche che molti dei membri dell’Opus Dei appartengono a classi sociali elevate e occupano ruoli socialmente riconosciuti (medici in primis, notai, politici, etc.) è automatico pensare che influenza e potere ci siano.

5) Passiamo al movimento neocatecumenale. Come si colloca nella galassia cristiano-cattolica?

Il movimento neocatecumenale nasce in Spagna per iniziativa di Francisco José Gómez Argüello Wirtz Arguello, detto Kiko,  di mestiere pittore, e di Carmen Hernández. Il Cammino è stato riconosciuto come un intinerario di formazione cattolica, valida per la società e i tempi odierni, da Giovanni Paolo II. Nel 2008 venne approvata la versione finale degli Statuti e nel 2011 fu approvata la dottrina contenuta nei tredici volumi del Direttorio Catechetico del Cammino. Lungi dalle approvazioni ancora oggi il Cammino è molto criticato perchè secondo diversi fuorusciti c’è un inganno iniziale, perchè il Cammino si propone come una serie di incontri parrocchiali con intento catechetico per adulti, senza far menzione della dottrina di Kiko, mentre poi, pian piano vengono fuori scritti e disposizioni che in qualche punto discordano con la prassi e la dottrina della Chiesa Cattolica.

Nel Cammino c’è un senso di “scopo superiore” e i leader vengono proiettati sui membri come “depositari della verità”.

Anche qui troviamo il culto della confessione, che in questo caso è pubblica. L’individuo deve raccontare dinnanzi ad un gruppo allargato tutto quello che riguarda la sua esperienza di vita nel bene o nel male.

6) Ha anche in questo caso, racconti o esperienze dirette da riportare?

Abbiamo raccolto negli anni decine di esperienze dirette di persone infelici perchè hanno dovuto rinunciare alla propria famiglia d’origine o alle precedenti amicizie per percorrrere il Cammino. Nulla è richiesto in maniera diretta, ma il Cammino ha predisposto una serie di libri interni che posseggono precise disposizioni di Kiko su come vivere.

7) Cosa pensa dell’istituzione del reato di plagio? C’è secondo lei qualche spiraglio per ripristinarlo o per mettere sul tavolo del legislatore un serio disegno di legge?

Sarei dell’idea di una legge quadro che spiegasse il contesto in cui diversi reati già riconosciuti quali truffa, corconvenzione, violenza privata ed altri, si perpetrano. Un gruppo totalitario utilizza diverse modalità d’azione e va ad incidere in maniera variegata sui bisogni della gente. E’ importante tutelare i soggetti più vulnerabili che purtroppo si trovano ad affrontare esperienze destabilizzanti dal punto di vista psicologico ed economico. Sarebbe necessario pensare ad una legge che possa non solo tutelare, ma anche rendere giustizia, col gratuito patrocinio a chi ha il coraggio di denunciare, ovviamente potendolo dimostrare di aver vissuto un’esperienza abusante. In Friuli è stata da poco emanata una legge a tutela degli abusati dal punto di vista psicologico.  L’abuso psicologico, prima ancora che fisico o comunque anche in assenza di quello fisico è una prerogativa dei gruppi o delle relazioni totalitari, che tendono all’isolamente dal mondo circostante al fine di rendere la preda sempre più debole e priva di risorse per difendersi. Quando però si parla di una legge a livello dello Stato Italiano qualcuno si ribella ritenendo che una legge simile possa impedire la libertà religiosa. Dal mio punto di vista la libertà religiosa va tutelata, quello che va penalizzato è l’abuso, in campo relazionale, individuale o di gruppo, a prescindere dalle ideologie promulgate. E sopratutto vanno tutelate le vittime, intese come le persone che fuoriescono e raccontano la loro esperienza o chi le rappresenta in qualità di tecnico esperto o referenti di un’associazione. Non è accettabile che oggi in Italia chi osa parlare di questi argomenti rischia di essere vessato giuridicamente ed anche minacciato, secondo i più conclamati sistemi mafiosi.

 

Da http://www.contropiano.org/it/archivio-news/archivio-news/item/10266-la-trappola-delle-sette-intervista-terza-puntata?tmpl=component&print=1

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Pubblicato da su 15 luglio 2012 in Interviste

 

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A cura di Lorita Tinelli

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