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Come tutelare la professione di psicologo dai ciarlatani?

29 Gen

ono una psicologa abilitata alla libera professione dal 1998. Nel 1999, assieme ad un collega e ad altri studiosi, ho fondato il CeSAP –
Centro Studi Abusi Psicologici, un’associazione no profit  tesa alla tutela delle vittime di abusi, allo studio degli indicatori dell’abuso e alla denuncia degli abusanti a vari livelli.
Nei primi anni del nostro lavoro, le richieste frequenti di aiuto al nostro centro, provenivano da familiari di adepti di sette pseudo-religiose. Ma mano a mano negli anni abbiamo assistito ad un differente andamento della
situazione del nostro Paese.
Le attuali denunce che ci giungono sono relative ad incontri con psicosett o pseudo improvvisatori psicologi.
E’ come se, nel collettivo l’idea di rivolgersi allo psicologo sia ormai accettata, ma non ha alla fine importanza che questi sia o meno qualificato, sia o meno formato alla professione, sia o meno iscritto all’albo. Ecco che accanto alla richiesta del singolo c’è un buon mercato in cui proliferano “esperti della salute mentale” di vario tipo, che a volte sostengono di essersi laureati in Università estere, solitamente non riconosciute dal Ministero della Pubblica Istruzione italiana (tipo La Jolla University, .), altre volte nel loro curriculum affermano di aver avuto una formazione psicologica, che per ovvie ragioni non descrivono nel dettaglio, altre volte
si auto-appellano con titoli scelti tra le professioni non ancora regolamentate, creando maggiore confusione nella gente (per esempio utilizzano l’appellativo di counselor, ipnoterapeuta, e così via) e con le quali di fatto esercitano la professione di psicologo. Altre volte avvalorano ancor di più la propria ‘competenza’ improvvisata, affiancandosi ad istituzioni di vario genere (ultimamente funziona molto bene il connubio con quelle ecclesiastiche, difatti è abitudine che questi ‘falsi professionisti’ scelgano qualche prelato di fiducia e qui iniziano a tessere le proprie tele, sentendosi maggiormente rafforzati e al sicuro).

Gente, insomma che in qualche modo, pur di operare indisturbata, finisce, con l’inquinare i reali requisiti di una professionalità ancora non molto conosciuta dai più, oltre che danneggiare profondamente l’utenza che a loro si rivolge.
Ancora oggi, difatti, mi meraviglia molto constatare che la gente comune (ma non solo), faccia fatica ad individuare i reali ambiti della professione dello psicologo. Abbiamo ascoltato spesse volte la frase ‘sono un po’ psicologo’ riferita alla presunzione di possedere una propria capacità di empatia e di ascolto. E così che gente non formata, non abilitata, ma ‘un po’ psicologa’, si avventura nel fare diagnosi mediante l’utilizzo di strumenti diagnostici, si permette di elaborare vere e proprie
interpretazioni psicologiche basate su proprie teorie personali circa il funzionamento mentale e relazionale, si permette di formare la gente al proprio pensiero, insinuandosi anche in aziende o associazioni, con la pretesa di posizionarsi unico conoscitore esperto di un tale settore e tacciando di invidia, di incapacità professionale, tutti coloro che sente come ‘disturbatori’ della propria scalata verso il successo.
Tali persone, operando nel settore della salute mentale, con persone già in difficoltà, al di fuori di ogni regola, solitamente prospettano una soluzione unica e facile a tutti i mali, cosa che attira molti perché non porta a mettersi in discussione e a responsabilizzarsi nel cammino risolutivo, ma che alla fine indirizza a stati di dipendenza nei confronti del proprio ‘salvatore’ e di rottura con la vita precedente (famiglia, amici, .) a seguito di nuovi valori assunti. Altro devastante effetto collaterale è che tale ‘terapia’ o ‘consulenza’ o ‘percorso di formazione’ ‘o lavoro’ iniziati non hanno assolutamente un termine, ma si evolvono negli
anni in un rapporto morboso, statico e distruttivo tra ‘falso psicologo’ e suo utente.
Negli anni, trovandoci di fronte a simili situazioni, abbiamo più volte segnalato ai vari Ordini di riferimento tali pesudo-psicologi. Gli  Ordini hanno accolto le nostre segnalazioni e inoltrato relativi esposti alle differenti Procure della Repubblica interessate.
Nel settembre 2006 un’ordinanza emessa dal Tribunale di Bari (a seguito della richiesta di un gruppo settario di far chiudere d’urgenza il nostro sito) ha espresso un giudizio di merito nei confronti della nostra
associazione, definendo la nostra attività ‘meritoria’ nella tutela delle vittime di ‘psicoterapie non autorizzate’.
Malgrado questo però, pur avendo inoltrato diverse denunce in diverse parti d’Italia, tutto sembrerebbe essere nel silenzio assoluto per decine di altri casi segnalati.
Nonostante difatti la presentazione di prove a sostegno di presunti reati di abuso della professione e quindi di esposti degli Ordini, non abbiamo notizie di nessun rinvio a giudizio.
Dov’è l’intoppo?
La lentezza della giustizia italiana?
La non conoscenza da parte dei giudici della reale differenza tra l’attività degli psicologi formati e abilitati e quella degli impostori?
E’ vero, come sostengono ‘gli impostori’ che i titolati possono anche non essere professionalmente ‘bravi’, (uno di questi santoni, contrariamente ai titoli ‘falsi’ che ostenta nel proprio curriculum, sostiene che lo stesso Freud non avesse i titoli per creare l’impero teorico a noi tramandato! Con questo vuole tentare di avvalorare la legittimità della sua ‘falsa’
professione) ma questo può bastare a far sentire libero chiunque di svolgere una professione di cui non ha competenze?
L’Ordine potrebbe fare di più per rendere maggiore chiarezza circa i requisiti dello Psicologo o anche interessandosi maggiormente ai percorsi attivati tramite gli esposti?
Sarebbe forse utile un’attività di monitoraggio preciso e costante di questi casi segnalati alle autorità (magari anche tramite una banca-dati), anche al fine di una puntuale conoscenza dell’andamento degli stessi.   Credo che la Giustizia in qualche modo vada anche supportata da una precisa e costruttiva attività politica dell’Ordine, volta alla tutela dell’identità variegata
della nostra professione.

http://altrapsicologia.com/come-tutelare-la-professione-di-psicologo-dai-ciarlatani/2007/03/

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1 Commento

Pubblicato da su 29 gennaio 2011 in Pubblicazioni

 

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Una risposta a “Come tutelare la professione di psicologo dai ciarlatani?

  1. Benedetto

    16 febbraio 2011 at 2:10 pm

    Scusi, ma chi si dichiara ‘ipnotista’ e non è nè medico nè psicologo in che categoria lo mettiamo?

     

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A cura di Lorita Tinelli

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