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LE NUOVE RELIGIOSITA’ ALLE SOGLIE DEL TERZO MILLENNIO

26 Gen

Relazione presentata all’omonimo corso di informazione del Ce.S.A.P. nel Novembre 1999

Negli ultimi anni stiamo assistendo, nei paesi occidentali, al proliferare di nuove forme di culto.
Anche nella cattolica Italia esse sono in vorticoso aumento. E questo è molto naturale in un periodo di transizione come quello che stiamo vivendo.
Nell’anno 1998 il Viminale ha lanciato l’allarme sulle sette ed i nuovi movimenti religiosi nel nostro Paese.
Sono stati rilevati 80.000 aderenti a più di 137 gruppi, tra sincretisti, false chiese, messianici esoterici, occultisti e satanisti.
La maggior parte di questi nuovi gruppi incentra il proprio fulcro dottrinale sulla profezia dell’imminente fine del mondo, coincidente con la fine del secondo millennio.
Purtroppo, pur proponendosi ai propri adepti come unica fonte di salvezza, questi gruppi sono sempre più spesso coinvolti in episodi di cronaca nera:
o 1978, circa 900 seguaci, tra adulti e bambini, della setta del Tempio del Popolo del reverendo Jim Jones, si suicidarono assumendo del cianuro a Jonestown, nella Guyana. Tra i suicidi vi furono anche Jones, la moglie ed il figlio;
o 1986, nelle Filippine, 300 seguaci della setta dei Cristiani Benevolenti assaltano, armati di coltello, il villaggio di Sant’Antonio, nell’isola di Mindanao. Vengono messi in fuga dalla polizia dopo uno scontro in cui 15 adepti restano uccisi;
o 1993 a Waco, Texas, dopo 51 giorni di assedio, 83 aderenti alla setta di David Koresh morirono nell’incendio del deposito in cui si erano asserragilati, in seguito all’assalto della polizia; qualche mese prima 4 poliziotti furono uccisi perché indagavano sulla setta;
o 1995, vengono ritrovati i corpi bruciati di 16 adepti della setta del Tempio del Sole sull’altopiano di Vercos, in Francia. Essi erano sicuri di poter approdare, così facendo, alla Loggia Bianca della stella Sirio, allo scopo di raggiungere altri 51 cofratelli coinvolti assieme ai loro due capi in un analogo suicidio 14 mesi prima in Svizzera

I suddetti episodi rappresentano casi estremi di una paranoia collettiva, ma sono sintomatici di quanto forte possa essere, in determinate condizioni, l’influenza di particolari forme di organizzazione sugli individui.

CARATTERISTICHE

Studiosi e ricercatori di diverso orientamento, negli ultimi anni, hanno cercato di comprendere il complesso mondo delle sette.
Nonostante la loro difformità, dovuta alle diverse provenienze ed orientamenti dottrinali, è possibile ritrovare nei nuovi culti tratti comuni.
Innanzitutto le sette

1. offrono risposte immediate a tutti i problemi dell’esistenza
2. provvedono calore umano
3. favoriscono l’esperienza religiosa

In quanto uniche depositarie della Verità e delle procedure per la Salvezza, le sette pretendono dall’individuo che vi aderisce, l’osservazione di una serie di norme.
In alcuni gruppi per es. viene programmata la vita di coppia degli adepti.
Nella Chiesa dell’Unificazione di Moon, è lo stesso Moon a formare le coppie, affinchè possano unirsi in un matrimonio mistico.
Fra gli Hare Krishna vengono stabiliti i tempi in cui gli adepti possano avere rapporti sessuali.
Alcuni movimenti si propongono di migliorare le condizioni di vita dei propri aderenti
L’indiano Maharishi Mahesh Yogi utilizza lo Yoga come mezzo per raggiungere il benessere del corpo e dello spirito.
La Chiesa di Scientology utilizza programmi di purificazione per favorire lo sviluppo della personalità e dell’intelligenza; utilizza anche dei macchinari sofisticati per misurare la forza vitale ed intellettuale.
Gli adepti da parte loro devono aderire acriticamente e in maniera dogmatica al gruppo, perché dubbi e critiche vengono definiti sintomi di apostasia. Il senso di colpa provato da chi trasgredisce rappresenta l’omeostasi del sistema.
Fra i diversi adepti vige una forte coesione interna e viene utilizzata spesso la metafora della famiglia con l’uso di appellativi quali fratello e sorella.
I gruppi sono per lo più gerarchizzati e per entrare a farne parte bisogna superare riti di accesso e di passaggio elaborati, prove di fede e di coerenza dottrinale, prove di impegno e di proselitismo.
Entrare negli Hare Krishna, per esempio, implica il cambio del proprio nome, l’affidamento ad un maestro che possa insegnare al neofita tutti i principi di fede, la recita del rosario Jaia, costituito da 108 perle, da ripetere per intero per 16 volte.
Alcuni gruppi utilizzano rituali magici per trasmettere il proprio sistema di credenze ai membri. Ciò avviene attraverso la ripetizione continua di parole o concetti che hanno il potere di creare una nuova realtà, coerente e condivisa, che trascende i fatti empirici.
In ogni caso pretendono che l’adepto prenda le distanze dal resto del mondo, considerato impuro e limitante la crescita spirituale.
Molti gruppi hanno o hanno avuto un fondatore, raramente sono state fondate da un gruppo di persone elette. Alcuni studiosi , infatti, hanno puntato i riflettori sulla figura e sul ruolo del leader fondatore. Egli è ritenuto portatore di poteri o conoscenze speciali, per questo i seguaci lo accettano come autorità e lo seguono incondizionatamente. In molti casi egli segue poco tradizioni e regole, mostrandosi imprevedibile, così stabilisce con i propri seguaci una comunicazione diretta e dalle connotazioni alquanto misteriose, offrendo loro l’illusione della partecipazione che, in realtà, resta impossibile.
Così facendo riesce a nascondere la presenza di un apparato burocratico e realizza programmi altrimenti irrealizzabili.
Il fondatore del gruppo acquisisce il suo potere carismatico grazie alla sua personalità e al suo carattere sacro ed esemplare. Spesso fonda il suo gruppo in seguito a rivelazioni ricevute da entità spirituali, quali santi e/o angeli (per esempio Joseph Smith, dopo l’apparizione dell’angelo Moroni, fondò la ‘Chiesa di Gesù Cristo e dei santi degli ultimi giorni’) oppure in seguito ad uno studio particolareggiato dei testi Sacri e ad una loro personale interpretazione.

TIPOLOGIA

Alcuni autori hanno proposto alcuni tentativi di classificazione dei diversi gruppi, sebbene ciò sia risultato difficile per la vastità e la complessità del fenomeno.
Bryan Wilson, per esempio, nel suo libro Le sètte religiose , propone una tipologia in base alla reazione di questi gruppi nei confronti del resto del mondo. Si ottiene, perciò:
1. una reazione conversionista se cercano di modificare interiormente l’uomo per offrirgli la salvezza;
2. una reazione rivoluzionaria se si propongono, grazie ad un intervento di origine soprannaturale, di capovolgere l’attuale sistema di cose che governa il mondo e che lo rende malvagio;
3. una reazione introversionista se non sono interessati a salvare il mondo, ma si estraniano da esso;
4. una reazione manipolazionista se ritengono di possedere conoscenze speciali e superiori rispetto al resto del mondo;
5. una reazione taumaturgica se offrono ai propri fedeli sollievo ai mali fisici o psichici;
6. una reazione riformista se si propongono di risvegliare la ‘luce interiore’ propria di ogni essere umano, per migliorare il mondo;
7. una reazione utopistica se si propongono di riscoprire quei particolari principi che permetterebbero di ricostruire il mondo.

Roy Wallis (1983) suggerisce l’esistenza di tre tipi di movimenti religiosi:
1. i gruppi che sono in pace col mondo, tra cui vi sono il Neo-Pentecostalismo e alcuni gruppi cristiani come Subud e Atherius Society;
2. quelli che si adattano al mondo proponendosi di aiutare l’individuo ad affrontarlo;
3. quelli che si oppongono al mondo nella speranza che presto sarà insediato da un Regno Celeste sulla terra. A tal fine gli adepti conducono una vita di stenti e piena di sacrifici.

Una ulteriore classificazione suddivide in sei categorie i gruppi religiosi, in base alle loro origini e ai principi dottrinali cui si rifanno:
1. movimenti di matrice cristiana o pseudocristiana (ne fanno parte i testimoni di Geova, i mormoni, la Chiesa cristiana Avventista del 7° giorno, ecc.);
2. movimenti religiosi alternativi di matrice orientale ( Hare Krishna, Missione della Luce Divina, Sahaya Yoga, Brahma Kumasis, ecc.);
3. movimenti religiosi alternativi con caratteristiche unificazioniste (Chiesa dell’Unificazione, Centro dell’uomo, Vita Universale, ecc.);
4. movimenti religiosi alternativi con caratteristiche taumaturgiche o pseudoscientifiche ( Chiesa di Scientology, Scienza cristiana, Sukyo Mahikari, ecc.);
5. movimenti religiosi alternativi con caratteristiche esoteriche, spiritistiche, occultistiche, magiche, ufologiche ( Arancioni, Rosacroce; Movimento del potenziale umano, New Age, ecc.);
6. sette sataniche.
TECNICHE DI PERSUASIONE
L’ipotesi che le sette sottopongano i loro affiliati al lavaggio del cervello motiva una delle critiche più comuni che viene rivolta ad esse.
L’espressione lavaggio del cervello, di dubbio valore scientifico, fu coniata dal giornalista statunitense Edward Hunter nel 1951 durante la guerra di Corea. Egli accusava i Cinesi di utilizzare con i loro prigionieri questa tattica, che consisteva nell’isolamento dell’individuo, nel suo controllo totale, nell’indebolimento fisico e mentale (dovuto al poco sonno e alla scarsa alimentazione), nel suscitare sensi di colpa e attacchi ai suoi sistemi di valori. Aderire ad un nuovo sistema di valori rappresentava, pertanto, una liberazione.
Richardson (1979) attribuisce il significato di quasi lavaggio del cervello alle tecniche di risocializzazione utilizzate dalle sette, in quanto queste ultime pur prevedendo un totalitarismo ideologico, non comportavano la coercizione fisica.
La maggior parte di questi nuovi movimenti utilizza notevoli pressioni per convincere l’individuo all’affiliazione. Le pressioni possono assumere l’aspetto positivo di bombardamento d’amore, quando una persona viene sommersa da affetto e attenzioni immediate; ma possono anche essere negative e far leva sui sensi di colpa; a volte possono coesistere entrambe queste caratteristiche.
Lo psicologo sociale Robert B. Cialdini (1984) in un’indagine effettuata sulle varie tecniche di persuasione utilizzate da venditori professionisti e da gente comune, evidenzia più chiaramente i sei principi psicologici base che favoriscono il processo di affiliazione:
1. Reciprocità: consiste nell’offrire qualcosa per riceverne qualcos’altro in cambio.
Tale tecnica è spesso utilizzata dagli Hare Krishna che, allo scopo di ricevere una questua, offrono ai passanti un oggettino o un piccolo fiore rifiutandosi di riprenderselo. Questa situazione implica un obbligo a contraccambiare il favore ricevuto, pena un sentimento di ingratitudine.
2. Impegno/Coerenza: una volta che è stata compiuta una scelta o che si è presa una posizione pubblicamente, ci si sente in obbligo di pensare, parlare e agire coerentemente a quell’impegno. Questo perché la coerenza è socialmente apprezzata nella nostra cultura. Quindi far compromettere una persona con una piccola richiesta è efficace per ottenere successivamente l’assenso a richieste più impegnative.
3. Validazione Sociale: spesso attraverso l’osservazione di come gli altri affrontano una situazione, si decide cosa è bene pensare, sentire o fare. Un esempio scorretto di tale approccio è quando i baristi esibiscono biglietti di grosso taglio nel vaso delle mance per incentivare la gente a offrire cifre consistenti.
4. Amicizia/Simpatia: è preferibile dire di sì alle persone che ci sono simpatiche e che sono amiche, piuttosto che ad altri. I venditori, infatti, spesso propinano lodi e trovano comunione di interessi fra se stessi e la persona da convincere, così alimentano la simpatia e la quiescenza
5. Autorità: conformarsi ai dettami delle figure di autorità porta enormi vantaggi, specie sul piano pratico, perché assicura al proponente un’immediata trasmissione del messaggio e all’ipotetico cliente una maggiore ricettività. Quest’ultimo, d’altra parte, dispensato dalla necessità di pensare, compie prontamente le azioni che gli vengono suggerite.
6. Scarsità: le cose appaiono più desiderabili e preziose se diminuisce la loro disponibilità. Basta il limite di tempo a creare un’aura scarsità. Spesso le varie sette messianiche, attraverso il messaggio terroristico che siamo negli ‘ultimi tempi’ riescono a portare nel loro seno un vasto numero di persone.
Quando ciascun principio viene applicato al momento giusto, secondo Cialdini, la gente smette di essere razionale e accetta le proposte meccanicamente.

Fra gli autori che si sono occupati di spiegare il processo di affiliazione ad un gruppo, merita un particolare approfondimento il lavoro di Steven Hassan, che ha offerto un notevole contributo allo studio del fenomeno.
Steven Hassan ha militato per ben due anni e mezzo, ricoprendo anche incarichi di responsabilità, nell’ASUMC (Associazione per l’Unificazione del Mondo Cristiano), meglio conosciuta come i ‘Moonies’.
Reso temporaneamente immobile da un grave incidente automobilistico, fu sottoposto ad una deprogrammazione forzata ad opera di esperti commissionati dai suoi genitori.
La sua personale esperienza e le dichiarazioni rese da altri ex membri gli hanno dato la spinta per approfondire lo studio sulle tecniche di controllo mentale.
Laureatosi in psicologia al Cambridge College, Hassan ha sviluppato un interessante modello terapeutico volto al recupero di chi è stato reclutato da un ‘gruppo distruttivo’ . Tale approccio, che verte su particolari tecniche psicologiche collaudate da professionisti della salute mentale e su uno specifico addestramento di parenti e amici dell’adepto, si contrappone di gran lunga all’approccio più coercitivo della deprogrammazione classica che prevede il prelevamento del membro di un movimento e il suo isolamento al fine di liberarlo dall’indottrinamento subìto.
Hassan ha, inoltre, formulato un modello teorico che analizza in dettaglio le varie fasi della manipolazione mentale operata dalle sette.
La sua metodologia completa è esposta nel suo libro Combatting Cult mind control (Park Street Press, Rochester-Vermont 1990) [in Italia il suo libro è stato tradotto e pubblicato lo scorso anno dalla Casa Editrice Avverbi, con il titolo Mentalmente Liberi] che si propone come una guida pratica e informativa a problemi che la gente si trova ad affrontare quando scopre l’influenza esercitata da sette distruttive.
Steven Hassan elabora il suo modello teorico riformulando i contributi di alcuni teorici che hanno interpretato il processo di affiliazione ad un gruppo religioso.
Egli riprende i risultati della ricerca di Robert J. Lifton (1961) che individua otto variabili psicologiche che possono condurre a quella che egli definisce “riforma del pensiero”:
1. controllo sociale,
2. manipolazione con toni mistici,
3. richieste di astensione politica e ideologica,
4. culto della confessione,
5. accettazione incondizionata della dottrina del gruppo considerata sacra,
6. adozione di un linguaggio comprensibile solo dal gruppo,
7. subordinazione della persona alla dottrina,
8. percezione della propria esistenza come dispensata dall’autorità.

Utilizza, inoltre, il modello della Dissonanza Cognitiva elaborato da Leon Festinger (1957) secondo cui l’organismo umano presenta la tendenza a stabilire armonia e coerenza tra le sue opinioni, atteggiamenti, conoscenze e valori. Pertanto in presenza di una dissonanza fra due elementi, l’individuo proverà un disagio psichico e reagirà tentando di ridurla, evitando situazioni o conoscenze che potrebbero aumentarla, al fine di ottenere la consonanza.
Nel suo modello Festinger descrive le tre componenti del controllo mentale: controllo del comportamento, dei pensieri e delle emozioni.
Ogni componente ha una notevole influenza sulle altre; modificando una, anche le altre tenderanno a cambiare: se si riesce, perciò, a cambiare il comportamento di una persona, di conseguenza cambieranno i suoi pensieri e i suoi sentimenti per minimizzare la dissonanza creatasi. Il risultato sarà la costituzione di una nuova personalità.
Infine, Hassan si serve del modello della Persuasione coercitiva di Edgar Schein, psichiatra statunitense (1956) , che prevede tre fasi nel processo che favorisce la ‘conversione’: fase di decongelamento, consistente nella rottura dello schema di fede e di comportamento che costituisce l’identità di una persona; fase di modifica, corrispondente al processo di indottrinamento vero e proprio; fase di ricongelamento, che attraverso l’uso di tecniche di ricostruzione e rinforzo produce una nuova identità.

COS’E’ IL CONTROLLO MENTALE

Steven Hassan preferisce parlare di controllo mentale piuttosto che di lavaggio del cervello, in quanto tale definizione spiega meglio le varie pressioni sociali cui quotidianamente si è sottoposti. Alcuni condizionamenti sono positivi, altri sottili e distruttivi. Questi ultimi minano l’integrità dell’individuo nella scelta delle sue decisioni.
Il controllo mentale viene ottenuto quando un soggetto viene immerso in un nuovo sistema di credenze, dove, per funzionare, deve rimuovere la sua vecchia identità a favore di una nuova, più confacente a quella del nuovo gruppo di appartenenza. Egli all’inizio può anche recitare una parte per andare d’accordo con gli altri, gradualmente, però, la sua personalità subisce un cambiamento radicale e l’individuo interiorizza una ideologia totalitarista che prende il sopravvento sul suo vecchio sistema di credenze. Tale processo può essere attivato in poche ore, ma generalmente necessita di giorni o settimane per potersi radicare.
Il controllo mentale si differenzia dal lavaggio del cervello che presenta un carattere più coercitivo avvalendosi di maltrattamenti e abusi fisici oltre che psicologici. Chi subisce quest’ultimo, inoltre, non interiorizza a fondo i nuovi convincimenti, tant’è che una volta libero dall’influenza e dalla paura di chi lo teneva prigioniero (vissuto sin dall’inizio come nemico) riesce a disfarsene.
Secondo Hassan il controllo mentale è più sottile e sofisticato. Esso non implica alcun abuso fisico, per lo meno evidente, chi lo pratica è, anzi, vissuto dalla vittima come un amico, perciò i suoi meccanismi di difesa non sono messi in atto.
L’indottrinamento si verifica grazie a processi ipnotici e a dinamiche di gruppo.
L’ipnosi è uno stato psicofisico, prodotto artificialmente, che permette di influire sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali del soggetto. Diversi gruppi ‘distruttivi’, religiosi o non, utilizzano varie forme di induzione (es. la meditazione o graduali e periodici incontri caratterizzati da ripetitività e attenzione) allo scopo di rendere più recettivo il soggetto alla dottrina da essi promulgata. In trance l’individuo vive un’esperienza piacevole e rilassante e cosi desidera ripeterla quanto più spesso possibile.
Il gruppo, inoltre, riveste una notevole funzione nel favorire l’integrazione dei singoli membri. Più piccolo è il gruppo, più in esso agiscono forti vincoli affettivi tanto da sviluppare o modificare le funzioni dell’Io, le capacità di adattamento all’ambiente, il senso complessivo di identità personale. La psicologia sociale ha, infatti, evidenziato che spesso rispondiamo ad una nuova situazione sociale con informazioni che riceviamo inconsciamente.

MODALITA’ DI RECLUTAMENTO

Il reclutamento di nuovi adepti può avvenire in tre modi, secondo Steven Hassan: le persone possono essere avvicinate da un parente o amico che è già membro del gruppo, da uno sconosciuto che si propone in modo amichevole o attraverso un avvenimento sponsorizzato dal gruppo stesso ( es. una conferenza, un film, …).
Secondo Hassan il reclutamento è favorito se l’individuo contattato sta vivendo un periodo vulnerabile della sua vita.

LE COMPONENTI DEL CONTROLLO MENTALE

Secondo Hassan per comprendere come funziona il controllo mentale è importante analizzare le quattro componenti che lo costituiscono:
1. controllo del comportamento
2. controllo del pensiero
3. controllo delle emozioni
4. controllo dell’informazione

Controllo del comportamento
Il controllo del comportamento implica la regolazione della realtà fisica dell’individuo, ovvero del suo ambiente, delle sue attività quotidiane e del suo tempo libero.
Molti gruppi lo realizzano attraverso la prescrizione di orari molto rigidi per i loro membri: parte del tempo viene dedicata ai rituali del gruppo e ad attività di indottrinamento allo scopo di tenere sempre impegnato l’adepto.
In alcuni gruppi più restrittivi i membri devono chiedere il permesso ai propri superiori per fare qualsiasi cosa: gestire i propri soldi, recarsi dal medico, telefonare, ecc..
All’interno del gruppo il potere dei capi è mantenuto attraverso l’autoritarismo: ricompense o punizioni sono rese pubbliche e così gli adepti sono sempre mantenuti in uno stato di continua tensione. Le forme di punizioni variano dall’isolamento all’assegnazione di compiti gravosi, dalla pratica del digiuno al divieto di dormire, ecc. La partecipazione attiva dell’individuo alla sua punizione renderà quest’ultima più efficace.
L’individualismo viene vivamente scoraggiato e ciascuno deve agire come se fosse l’intero gruppo. Ogni gruppo, infatti, presenta propri sistemi di credenze e schemi comportamentali e di rituali che lo mantengono compatto: i suoi membri possono condividere un gergo particolare, una postura, atteggiamenti mimico-emozionali o determinate forme di presentazione del gruppo.
Controllo del pensiero
Il controllo del pensiero si attua attraverso l’indottrinamento dei membri, in modo tale che essi interiorizzino la dottrina del gruppo, un nuovo sistema gergale e tecniche di blocco del pensiero.
I membri interiorizzano l’ideologia del gruppo come la “verità”, questo permette ai capi di filtrare, attraverso la dottrina, le informazioni in entrata e di regolare come bisogna pensare quell’informazione. La dottrina viene proposta come valida scientificamente, onnisciente e polarizzante (nel senso che divide ogni cosa in “bianco e nero”, “noi e loro”, “buono-dentro e cattivo-fuori”). L’individuo, perciò, non ha bisogno di pensare con la propria testa, c’è la dottrina che risolve ogni tipo di problema.
La comunicazione nel gruppo si realizza tramite un sistema particolare di codifiche sia in fase espressiva che ricettiva. Tale modalità di espressione dirige anche il pensiero nella direzione voluta dai capi e costituisce un muro invisibile fra credenti ed esterni, portando i primi a sentirsi speciali e separati e i nuovi arrivati a impegnarsi maggiormente per “capire” la verità.
Gli adepti gradualmente imparano a bloccare qualsiasi informazione critica nei confronti del gruppo, adottando una serie di meccanismi di difesa contorti volti a salvaguardare la nuova identità acquisita contro l’originaria. Questi sono: la negazione (tendenza a negare sensazioni e fatti penosi che potrebbero minare la fiducia nella dottrina), la razionalizzazione (tendenza a dare una versione di comodo dei fatti, travisandoli o interpretandoli nel modo più conveniente, per mantenere costante il livello di autostima) e il desiderio magico di onnipotenza (convinzione che ciò che si desidera si possa verificare nella realtà). In pratica essi ogni volta che iniziano a sperimentare un “cattivo pensiero” lo bloccano automaticamente attraverso una serie di rituali: es. la meditazione, l’ecolalia, le preghiere, il cantilenare.
Col tempo la persona non è più cosciente di aver appena avuto un dubbio, realizza soltanto che improvvisamente sta cantilenando.
Controllo delle emozioni
I gruppi ‘distruttivi’ tendono a mantenere sotto controllo il campo emozionale dell’adepto attraverso l’induzione del senso di colpa e della paura.
Il senso di colpa può riguardare eventi storici, pensieri, azioni passate dell’adepto.
La paura è usata in due modi: nella creazione di un nemico esterno pronto a perseguitare e nel terrore della scoperta di qualche mancanza dell’adepto e della conseguente punizione da parte dei capigruppo.
Per ottenere un pieno controllo emotivo è necessario, inoltre, ridefinire le sensazioni. Per esempio si può convincere gli adepti che per ottenere la felicità e quindi esser più vicini a Dio bisogna sottoporsi a notevoli sforzi e a vivere infelicemente.
I membri vengono, inoltre, incoraggiati a provare lealtà e devozione verso il gruppo, mentre gli unici sentimenti consentiti verso l’esterno devono essere negativi, a tal fine alcuni gruppi controllano le relazioni interpersonali di ciascuno. Anche i desideri sessuali vengono sottoposti a rigido controllo.
Un’altra potente tecnica di controllo emozionale è l’induzione di fobie, per cui gli adepti proveranno una reazione intensa di paura al solo pensiero di abbandonare il gruppo.
Controllo dell’informazione
L’ultima componente del controllo mentale consiste nel controllare tutte le informazioni che gli adepti ricevono.
Alcuni gruppi scoraggiano i loro membri a leggere giornali o riviste o a seguire programmi televisivi o radiofonici. Anche i rapporti con gli altri, specie con ex membri, sono soggetti a controllo per evitare che si tengano conversazioni critiche sulla dottrina, sui leader o sull’organizzazione. A tal fine i membri vengono incoraggiati a farsi la spia l’un l’altro e a raccontare a chi di dovere ciò che non doveva esser detto o fatto.
Le informazioni fornite sono, inoltre, divise per compartimenti in modo tale che non si abbia il quadro completo della situazione. Esse vengono anche trasmesse attraverso vari livelli di ‘verità’: esistono dottrine esterne che servono da facciata e dottrine interne che vengono apprese gradualmente man mano che la persona si addentra nel movimento. Tutto questo rende impossibile la formazione di giudizi obiettivi da parte di una persona.
Nel gruppo esistono anche livelli interni di informazione tanto che ciascun membro, che occupa un particolare posto della scala gerarchica, pensa di sapere tutto, mentre è ancora lontano dal livello ultimo di conoscenza della dottrina intera.
Coloro che fanno troppe domande e presentano una curiosità accentuata vengono deviati verso un obiettivo esterno fino a che non dimenticano le loro obiezioni.
La mente, quindi, senza una completa informazione non può funzionare bene. L’impossibilità di riceverla e di utilizzare appropriati meccanismi interni per elaborarla fa sì che le persone rimangano intrappolate in un gruppo.

FASI DEL CONTROLLO MENTALE

Hassan, ripristinando la teoria di E. Schein, sostiene che il controllo mentale si stabilisce nel tempo attraverso tre fasi:
1. fase di destrutturazione
2. fase di cambiamento
3. fase di ristrutturazione
Fase di destrutturazione
Un cambiamento radicale si ottiene sconvolgendo la realtà e gli schemi di riferimento della persona verso cui è mirato facendolo restare privo di difese naturali verso quei concetti che sfidano la sua visione del mondo.
Le tecniche utilizzate per questo scopo sono varie: alcuni gruppi utilizzano la privazione del sonno, altre stabiliscono nuovi regimi alimentari.
Vengono anche utilizzate delle tecniche ipnotiche per destabilizzare una persona: una di queste è l’uso della confusione, attraverso la comunicazione di informazioni contraddittorie, che induce uno stato di trance.
Il sovraccarico di sensazioni così come la loro privazione, inoltre, può indurre uno squilibrio nella persona rendendola più recettiva ai suggerimenti del gruppo. Anche il bombardamento di materiale emotivo ad una velocità più alta rispetto ai tempi di assorbimento, può portare ad uno sconvolgimento totale.
Alcuni gruppi utilizzano la tecnica del doppio legame che riesce a bloccare le tre aree del funzionamento umano: agire, pensare e sentire. Questo fa sì che l’individuo crede di aver operato una libera scelta, mentre in realtà essa è imposta dal gruppo.
Altre tecniche utilizzate per ottenere la destrutturazione sono: meditazioni guidate, confessioni personali, sessioni di preghiera e altre attività che iniziano in maniera innocua e diventano man mano più intense.
Durante il processo di destrutturazione, quando le difese cominciano ad indebolirsi, vengono amplificati tutti i problemi che in quel momento la persona vive (di tipo relazionale o di non accettazione, ecc.) al fine di farle credere che si trova in pessime condizioni.
Fase di cambiamento
Una volta che sono stati creati enormi scompensi nella personalità, è possibile imporre una nuova identità che vada a colmare il vuoto lasciato dalla vecchia. A questo scopo sono riutilizzate molte delle tecniche della fase precedente. L’indottrinamento è effettuato sia formalmente, cioè attraverso seminari, simposi e rituali, sia in modo informale, cioè attraverso un costante e frequente contatto con i membri.
I messaggi vengono ripetuti ossessivamente in diverse forme per mantenere vivo l’interesse degli adepti, inoltre la monotonìa del loro ritmo è un modo per indurre stati ipnotici. Essi si focalizzano su particolari temi: ai nuovi adepti viene mostrato quanto sia malvagio il mondo, che bisogna essere ‘illuminati’ per poterlo salvare e che fanno parte di una élite di pochi scelti. Il materiale che andrà a costituire la nuova identità viene elargito a piccole dosi, tenendo conto dei tempi personali di assimilazione.
I nuovi adepti sono costantemente tenuti sotto controllo perciò è possibile acquisire sempre più informazioni sulla loro vita. Queste sono poi utilizzate per indurre in essi ‘esperienze spirituali’, consistenti nel tirare fuori l’informazione al momento giusto. Ciò riempirà di stupore quella persona che crede che il membro più anziano gli abbia letto nel pensiero.
I gruppi utilizzano anche altre tecniche per ristrutturare l’identità dei neo-adepti: istruiscono questi ultimi a fare la volontà di Dio, che implicitamente significa rimanere nel gruppo; istruiscono gli stessi membri ad esercitare una maggiore forza persuasiva; isolano le persone troppo curiose; suddividono i membri in piccoli gruppi e instaurano un senso di comunità incoraggiando il conformismo.
Fase di ristrutturazione
Quando la persona è stata indottrinata a credere ad un nuovo sistema ideologico viene coinvolta in nuove attività che solidificheranno la nuova identità e daranno un nuovo scopo nella sua vita.
Innanzitutto il nuovo adepto deve riuscire a criticare la sua vecchia identità: la sua memoria viene distorta in modo che vengano minimizzate la cose buone del passato e ingigantite le esperienze fallimentari e i sensi di colpa; deve abbandonare vecchi interessi, rompere legami familiari e d’amicizia, spesso con gesti eclatanti se questi entrano in competizione con i nuovi impegni assunti. Ai nuovi membri viene inoltre affiancato un genitore spirituale, ovvero un membro più anziano assegnato ad istruirli: questa tecnica serve a mantenere l’“anziano” nella sua convinzione gratificando il suo Io e a stimolare il “nuovo” a diventare anch’egli un esempio rispettabile ed avere i suoi propri membri da istruire.
Il nuovo adepto sente di appartenere, adesso, ad una nuova famiglia. Spesso gli viene assegnato un nuovo nome e una nuova località in cui vivere, gli viene suggerito di cambiare il modo di vestire, di acconciarsi i capelli e qualsiasi altra cosa comporti un legame con il passato. Il gruppo fa inoltre pressioni perché il nuovo membro gli ceda il suo conto bancario e i suoi averi. Tutto ciò serve a rafforzare i legami.
Il radicamento alla dottrina viene, inoltre, effettuato assegnando appena possibile il nuovo membro ad attività di proselitismo e di raccolta di fondi per il gruppo stesso.
Al termine di questa fase il novizio si trasforma da “vittima” a “carnefice” ed è in grado di istruire a sua volta.

EFFETTI DEL CONTROLLO MENTALE

Hassan ritiene che gli effetti del controllo mentale siano enormemente deleteri per lo sviluppo della personalità. Innanzitutto esso lede la libertà di scelta dell’individuo, tanto che la sua “mappa di riferimento” della realtà è solo la dottrina del gruppo.
Inoltre questi sviluppa una doppia identità: la “nuova”, predominante, che gli farà assumere tutti gli atteggiamenti tipici del gruppo di appartenenza (modo di parlare simile a quello di un nastro che ha registrato una lezione, postura rigida, muscoli facciali tirati, sguardo freddo e inespressivo); la “vecchia”, che riappare di tanto in tanto (postura e muscolatura appariranno più rilassate, lo sguardo più naturale e talvolta sarà in grado di fare battute di spirito) che nonostante tutto raramente viene distrutta in maniera totale.

MECCANISMI DI PERSUASIONE

Secondo studi condotti (Tinelli, 1998) si possono individuare dei meccanismi di persuasione nelle dinamiche di molti culti. Essi possono essere così ditribuiti:
A. TECNICHE DI SVILUPPO
Sono definite ‘tecniche di sviluppo’ tutti i metodi messi in atto dai vari gruppi per fare proseliti o comunque per incuriosire eventuali aderenti al gruppo. Sono tecniche di persuasione:
1. Il posizionamento
2. Il legame empatico
3. Regola del contraccambio
4. Profezia che si autodetermina
5. Love bombing
6. Attribuzione di un ruolo
B. TECNICHE DI CONTROLLO
Le tecniche di controllo hanno la funzione di far aderire il neofita al gruppo in maniera permanente. Ne fanno parte:
1. Addestramento
2. Doppio legame
3. Imitazione
4. Isolamento dal mondo esterno e lealtà al gruppo
5. Impegno costante
6. Semplificazione
7. Rindondanza
8. Rinforzi
9. Limitazione dell’informazione

TIPOLOGIA DI CHI ADERISCE

Molti studiosi hanno concentrato il loro interesse sulla personalità del “nuovo convertito”.
Freud, per esempio, nell’opera Azioni ossessive pratiche religiose (1907) sostiene che alla base della formazione religiosa ci sia lo stesso meccanismo di repressione che è alla base della nevrosi ossessiva. Nei lavori successivi sostiene che l’individuo si accosta all’esperienza religiosa a causa dei suoi sentimenti di insufficienza, debolezza e indipendenza.
La psichiatria ha considerato il soggetto religioso mentalmente disturbato, sebbene la ricerca psicosociale abbia messo in evidenza che i malati mentali siano meno religiosi rispetto ai “sani” .
Lavori sociologici hanno evidenziato un profilo del tipico nuovo convertito. Spesso si tratta di giovani profondamente insoddisfatti dei valori culturali e religiosi che vengono loro proposti. Persone inquiete, pellegrini alla ricerca della pace, della gioia e della sicurezza.
La conversione è repentina. Un’esperienza eccezionale di tipo estatico segue all’incontro con un aderente a un movimento religioso. Tale evento porta all’accettazione del nuovo messaggio.
Il dr. Maurizio Antonello, studioso degli effetti che una educazione settaria ha sullo sviluppo psicofisico dei ragazzi, sostiene che potenzialmente tutti possono aderire ad una sètta, in quanto ogni sètta propone un messaggio che va a colpire l’interesse di ciascuno. Spesso è un periodo di crisi che rende più recettivi al messaggio.
R. Cialdini evidenzia che “Quando siamo in condizioni di fretta, stress, incertezza, indifferenza, distrazione o affaticamento, tendiamo a restringere il nostro campo focale, considerando una parte minore dell’informazione accessibile”.

© 1999

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A cura di Lorita Tinelli

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